<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-1276286072893072358</id><updated>2011-07-07T16:55:37.497-07:00</updated><category term='Perché il nome Lilith per il nostro gruppo'/><category term='Cosa sono i DCA'/><category term='Concetti chiave per il lavoro di gruppo'/><category term='Dinamiche e Relazioni'/><category term='La gestione del disturbo alimentare'/><category term='Comorbilità nei DCA'/><category term='Cos&apos;è Lilith'/><title type='text'>Lilith - Gruppo di mutuo aiuto per il disagio psicologico, DCA e affini</title><subtitle type='html'>Cos'è Lilith? 
E' un gruppo di auto mutuo aiuto formato da persone  alla pari che si trovano assieme per ricreare una dimensione di vita a loro misura e per condividere, attraverso uno scambio diretto e non, sia gli elementi di disagio, sia le singole possibilità espressivo/creative. 
Inoltre, operiamo per uscire dall'isolamento(creato o subito) e per supportarci reciprocamente attraverso un sostegno emotivo consapevole.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Lilith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S1cMnEdDtTI/AAAAAAAAAAY/umgPsDv4Wig/S220/sfondi-fantasy-donna2.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>18</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1276286072893072358.post-5798708730789738156</id><published>2010-06-10T01:24:00.000-07:00</published><updated>2010-06-10T01:26:39.254-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cosa sono i DCA'/><title type='text'>Come si arriva a sviluppare un disturbo dell'alimentazione</title><content type='html'>Nel disturbo alimentare intervengono un insieme di fattori multipli, tra loro interconnessi, la cui forza d’impatto e l’incidenza sull’esito della risposta raramente può essere prevista con precisione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Possiamo individuare tre ambiti di fattori:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;Predisponenti o di vulnerabilità (età, sesso, DA in famiglia, malattie nell’infanzia)&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Precipitanti (lutto, separazione o anche una semplice dieta)&lt;/li&gt;&lt;li&gt;di Mantenimento (legati soprattutto agli effetti dei sintomi che portano a mettere in atto strategie di coping)&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;LE &amp;nbsp;PSICOLOGICHE IN CUI POSSONO INSORGERE PROBLEMI LEGATI AL DCA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’area dell’autoconsapevolezza: come la persona sta rispetto a se stesso e come percepisce la sua qualità della vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si divide in:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;consapevolezza corporea, con la capacità di identificare correttamente le sensazioni fisiche del nostro organismo, nonché la corretta percezione di forme e proporzioni.&amp;nbsp;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;consapevolezza emotiva, con la difficoltà a comprendere cosa si prova e perché.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;consapevolezza cognitiva, difficoltà a comprendere i propri pensieri, soprattutto in momenti di grande intensità emotiva.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'area dell’autostima: è possibile definire l’autostima come la capacità di auto osservazione e di auto riconoscimento di quello che sono le nostre potenzialità,&lt;br /&gt;(include anche il senso di autoefficacia – ossia quanto io mi sento in grado di realizzare qualcosa). Questa nei DCA è pesantemente lesa, poiché vincolata a presupposti falsati che concernono le forme e il peso, anziché appoggiarsi e costruirsi in base a modelli identificatori funzionali e funzionanti. (Vedi anche il concetto di identità a questo argomento collegato)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Area dei problemi interpersonali: che vengono in parte o del tutto inficiati sia dalla dinamica insita nel disturbo alimentare che vede progressivamente accaparrarsi tutte le energie disponibili al soggetto, sia da eventuali e quanto mai frequenti comorbilità. Secondo l'ottica sistemica il disagio alimentare e più in generale il disagio psichico può essere interpretato come il frutto di modalità interattive poco funzionali tra coloro che partecipano alla relazione. Per relazione si intende lo scambio comunicativo all'interno dei principali contesti di riferimento dell'individuo, come ad esempio la famiglia, la coppia, la scuola, il gruppo di amici, il gruppo di lavoro...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sostanzialmente il DCA lede il senso di identità; ne mina la strutturazione che invece va costruendosi su premesse falsate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per Identità in &amp;nbsp;psicologia si intende l’identità personale, ossia il senso del proprio essere continuo attraverso il tempo e distinto, come entità, da tutte le altre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il dca lede anche quelle che in quelle che in counselling vengono definite strategie di “coping” o “fronteggiamento”.&lt;br /&gt;Il termine “coping” è stato introdotto in psicologia nel 1966 da R. Lazarus con l'opera "Psychological stress and the coping process". (deriva dall’inglese: to cope with something / someone = fare fronte / fare i conti con qualcosa, una situazione o qualcuno).&lt;br /&gt;È un concetto strettamente connesso con quello di stress: infatti indica l'insieme delle strategie cognitive (o mentali) e comportamentali messe in atto da una persona per fronteggiare una situazione di stress.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In altre parole, si riferisce sia a ciò che un individuo fa effettivamente per affrontare una situazione difficile, fastidiosa o dolorosa o a cui comunque non è preparato, sia al modo in cui si adatta emotivamente a tale situazione.&lt;br /&gt;Nel primo caso si parla di coping attivo, nel secondo di coping passivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le persone malate di DCA non riescono a strutturare strategie di fronteggiamento efficaci e funzionali in quanto, basate su premesse falsate che invadono più campi, primo tra tutti, quello dell'importanza &amp;nbsp;attribuita alle forme e al peso corporeo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Autore: Gruppo Lilith&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1276286072893072358-5798708730789738156?l=sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/feeds/5798708730789738156/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/06/come-si-arriva-sviluppare-un-disturbo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/5798708730789738156'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/5798708730789738156'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/06/come-si-arriva-sviluppare-un-disturbo.html' title='Come si arriva a sviluppare un disturbo dell&apos;alimentazione'/><author><name>Lilith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S1cMnEdDtTI/AAAAAAAAAAY/umgPsDv4Wig/S220/sfondi-fantasy-donna2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1276286072893072358.post-809486847291800796</id><published>2010-06-09T22:09:00.000-07:00</published><updated>2010-06-09T22:13:16.476-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Comorbilità nei DCA'/><title type='text'>Disturbo Osessivo-Compulsivo</title><content type='html'>&lt;h2 class="PostHeaderIcon-wrapper" style="color: black; font-family: Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: bold; letter-spacing: normal; line-height: 21px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; word-spacing: 0px;"&gt;&amp;nbsp;&lt;span class="PostHeader"&gt;&lt;a href="http://lnx.psyreview.org/2006/05/20/ansia-doc/" rel="bookmark" style="color: black; font-family: Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-weight: bold; line-height: 21px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; text-align: left; text-decoration: none; text-indent: 0px; word-spacing: 0px;" title="Permalink a Disturbo Osessivo-Compulsivo"&gt;Disturbo Osessivo-Compulsivo&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&lt;div class="PostContent" style="color: black; font-family: Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 11px; font-style: normal; font-weight: normal; letter-spacing: 0px; line-height: 16px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; text-align: justify; text-indent: 0px; word-spacing: 0px;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;diagnosi fenomenologica e comprensione psicologica del DOC&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="more-159"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Valutazione Diagnostica&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Il disturbo ossessivo compulsivo è inserito nel DSM-IV (A.P.A., 1994) all’interno della categoria dei disturbi d’ansia, insieme al disturbo da attacchi di panico, le fobie, il disturbo post-traumatico da stress ed il disturbo d’ansia generalizzato( controllare su DSM-IV).&lt;br /&gt;I criteri diagnostici suggeriti dal DSM-IV prendono in considerazione cinque punti:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;strong&gt;A.&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;Ossessioni o compulsioni&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Ossessioni come definite da 1), 2), 3) e 4):&lt;br /&gt;1) pensieri, impulsi o immagini ricorrenti e persistenti, vissuti, in qualche momento nel corso del disturbo, come intrusivi e inappropriati, e che causano ansia o disagio marcati&lt;br /&gt;2) i pensieri, gli impulsi o le immagini non sono semplicemente eccessive preoccupazioni per i problemi della vita reale&lt;br /&gt;3) la persona tenta di ignorare o di sopprimere tali pensieri, impulsi o immagini, o di neutralizzarli con altri pensieri o azioni&lt;br /&gt;4) la persona riconosce che i pensieri, gli impulsi, o le immagini ossessivi sono un prodotto della propria mente (e non imposti dall’esterno come nell’inserzione del pensiero).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Compulsioni come definite da 1) e 2):&lt;br /&gt;1) comportamenti ripetitivi (per es. lavarsi le mani, riordinare, controllare), o azioni mentali (per es. pregare, contare, ripetere le parole mentalmente) che la persona si sente obbligata a mettere in atto in risposta ad un’ossessione, o secondo regole che devono essere applicate rigidamente&lt;br /&gt;2) i comportamenti o le azioni mentali sono volti a prevenire o ridurre il disagio, o a prevenire alcuni eventi o situazioni temuti; comunque questi comportamenti o azioni mentali non sono collegati in modo realistico con ciò che sono designati a neutralizzare o prevenire, oppure sono chiaramente eccessivi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;strong&gt;B.&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;In qualche momento nel corso del disturbo la persona ha riconosciuto che le ossessioni o le compulsioni sono eccessive o irragionevoli. Nota. Questo non si applica ai bambini.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;strong&gt;C.&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;Le ossessioni o le compulsioni causano disagio marcato, fanno consumare tempo (più di un’ora al giorno), o interferiscono significativamente con le normali abitudini della persona, con il funzionamento lavorativo (o scolastico) o con le attività o relazioni sociali usuali.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;strong&gt;D.&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;Se è presente un altro disturbo sull’Asse I, il contenuto delle ossessioni o delle compulsioni non è limitato ad esso (per es. preoccupazione per il cibo in presenza di un Disturbo dell’Alimentazione, tirarsi i capelli in presenza di Tricotillomania, preoccupazione riguardante le sostanze nel Disturbo da Uso di Sostanze, etc)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;strong&gt;E.&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;Il disturbo non è dovuto agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per es. una droga di abuso o un farmaco) o di una condizione medica generale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il DSM inoltre sottolinea la necessità di specificare se il paziente presenta scarso insight ovvero se per la maggior parte del tempo, durante l’episodio attuale, la persona non riconosce che le ossessioni e le compulsioni sono eccessive o irragionevoli.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Per una diagnosi positiva è necessario che tutti i criteri siano presenti.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il DSM-IV definisce le ossessioni come pensieri egodistonici ricorrenti, riferendosi alla loro qualità intrusiva ed inappropriata e riconducendole alla sensazione dell’individuo che il contenuto delle ossessioni sia estraneo e non sia sotto il proprio controllo, pur riconoscendo che sono il prodotto della sua mente e non vengono imposte dall’esterno.&lt;br /&gt;Alcune tra le ossessioni più frequenti riguardano la contaminazione (per es. essere contaminati quando si stringe la mano a qualcuno), dubbi ripetitivi (per es. chiedersi se si è compiuto correttamente un gesto, di aver compreso una parola o una frase, di aver danneggiato qualcuno guidando), impulsi aggressivi (per es. aggredire o uccidere qualcuno, essere veicolo di contagio, gridare oscenità in chiesa), la necessità di disporre gli oggetti con un certo ordine e/o simmetria, fantasie sessuali (per es. ricorrenti immagini pornografiche), ossessioni varie, come la paura di dire cose sbagliate, il dubbio che alcuni oggetti siano perfettamente sovrapponibili e così via. La quantità dei contenuti delle ossessioni è pressoché infinita. Dal punto di vista del trattamento psicologico non è però rilevante il contenuto di tali ossessioni.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Le compulsioni sono invece atti&amp;nbsp;&lt;em&gt;mentali&lt;/em&gt;&amp;nbsp;o comportamenti ripetitivi, ritualizzati e più o meno intenzionali, eseguiti secondo certe regole applicate in maniera rigida, messi in atto al fine di prevenire o ridurre l’ansia e il disagio. Nella maggior parte dei casi si manifestano in risposta ad un’ossessione allo scopo di neutralizzare il malessere ad essa associato o prevenire qualche evento temuto. Vengono eseguite con una sensazione di coazione soggettiva che, almeno inizialmente, è legata al desiderio di opporvisi.&lt;br /&gt;Le compulsioni più frequenti riguardano il pulire la propria persona od oggetti, il controllare la chiusura di porte, finestre, gas, ad intervalli di pochi minuti, il ripetere frasi, pensieri o il contare per allontanare pensieri blasfemi involontari, mettere in ordine, ossessioni varie, come non calpestare righe sul pavimento, attraversare una soglia un certo numero di volte, richiedere o pretendere rassicurazioni.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;E’ necessario rilevare una differenza tra i criteri diagnostici proposti dal DSM-IV e l’ICD-10: quest’ultimo distingue ossessioni e compulsioni in base al fatto che si tratti di pensieri, idee o immagini (ossessioni) oppure atti (compulsioni), mentre il DSM-IV li distingue in base al fatto che l’idea o il pensiero causi o riduca l’ansia. Quindi nel DSM-IV possono essere presenti compulsioni ideative, che sarebbero considerate ossessioni nell’ICD-10. Inoltre l’ICD-10 stabilisce una durata minima dei sintomi di almeno 2 settimane.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Le manifestazioni cliniche delle ossessioni e delle compulsioni possono assumere le forme più varie e possono coesistere, nello stesso soggetto, diverse espressioni sintomatologiche. Queste tendono a modificarsi nel corso del tempo, spesso senza una progressione specifica. La sintomatologia risulta identica sia negli adulti, che nei bambini e nessun sintomo è correlato in maniera specifica all’età (Friedlander et al., 2005).&lt;br /&gt;La scelta dell’ossessione o compulsione rispecchia il percorso intellettuale e psico-sociale del soggetto ed è riconducibile agli aspetti culturali ed alle conoscenze medico-scientifiche di una specifica epoca o cultura. Tuttavia la tipologia dell’ossessione o compulsione non modifica o privilegia una modalità di intervento clinico, tanto meno permette di comprendere l’origine del disturbo (Savron, 1998).&lt;br /&gt;Come abbiamo visto, il DSM-IV prevede, tra le caratteristiche diagnostiche del disturbo ossessivo-compulsivo che, sia le compulsioni, sia le ossessioni, siano riconosciute come eccessive o irragionevoli dal soggetto. Dobbiamo però specificare che questi requisiti non si applicano ai bambini, dal momento che può mancare una consapevolezza cognitiva sufficiente per formulare un giudizio critico. Negli adulti è comunque riscontrabile una certa variabilità di insight sulla ragionevolezza delle ossessioni o compulsioni, che si può modificare in diversi periodi o situazioni.Il DSM-IV e l’ICD-10 pongono sullo stesso livello diagnostico i pensieri ossessivi e gli atti compulsivi. Tuttavia, da un’analisi fenomenologica (Burgy, 2005), emerge che i pensieri ossessivi precedono gli atti compulsivi e l’ansia rappresenta una reazione affettiva secondaria all’idea ossessiva. Risultati clinici, sia in ambito psicoanalitico, sia da terapie comportamentali, confermano questa osservazione.&lt;br /&gt;In questo senso è possibile applicare una distinzione tra il fenomeno ossessivo primario (ossessione) ed il fenomeno ossessivo secondario (compulsione), entrambi necessari per una diagnosi positiva. L’atto compulsivo, da un punto di vista psicopatologico, non è specifico del DOC e non è necessariamente una conseguenza di un’idea ossessiva, per cui non ha lo stesso valore diagnostico del pensiero ossessivo. Se considerassimo solo l’atto compulsivo, come sintomo di disturbo ossessivo-compulsivo, potremmo giungere ad una diagnosi errata. Esclusivamente attraverso l’analisi del fenomeno primario (ossessione) è possibile giungere ad una corretta diagnosi di DOC ed escludere fenomeni pseudo-ossessivi.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Nel corso dell’elaborazione nosografica, e precisamente dal DSM-III (A.P.A., 1980) il disturbo è stato inserito nella categoria dei disturbi d’ansia, superando la tradizione della diagnosi di nevrosi ossessivo-compulsiva. Oggi il termine nevrosi nella nosografia moderna è quasi del tutto scomparso. Tale scelta si basa sull’assunto che la funzione primaria di un’ossessione o compulsione, sia quella di regolare l’angoscia. Gabbard (1994) afferma che, seppur in linea con le recenti ricerche biologiche, tale classificazione suggerisce un concetto di ansia come malattia, piuttosto che come sintomo indotto da un conflitto inconscio ed invita il clinico ad orientamento psicodinamico a comprendere, invece, le ragioni inconsce dell’ansia. Questa metodo comunque non viene applicato nei nostri centri in quanto abbiamo scoperto che non è tanto la “ragione inconscia” o la causa dell’ansia che va compresa quanto i processi psicofisiologici di mantenimento del disturbo nel qui-e-ora ovvero quei processi bio-psico-sociali che potrebbero portare ad una cronicizzazione del problema anziché alla sua soluzione.&lt;br /&gt;Attualmente, comunque, al di là della disputa sulla collocazione del disturbo nella sfera ansiosa o affettiva, vi sono aspetti che definiscono strutturalmente il DOC, pur nella variabilità di espressione sintomatologica.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda il nostro gruppo di studio e ricerca attualmente utilizziamo il DSM-IV-TR come strumento di valtuazione diagnostica di tipo fenomenologico ed associamo a tale diagnosi una complessa valutazione del funzionamento globale della paziente all’interno del proprio contesto di vita.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Epidemiologia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Fino a non molto tempo fa il disturbo era considerato relativamente raro, con dati che stimavano un’incidenza nella popolazione generale intorno allo 0,05%. Tuttavia, studi epidemiologici recenti indicano che il DOC colpisce dal 2 al 3% della popolazione, con una prevalenza in un anno dell’1,5%-2,1%, rappresentando così il quarto disturbo più comune negli Stati Uniti (Savron, 1998). Una percentuale di prevalenza simile è stimata negli adolescenti e nei bambini. Il riconoscimento che il disturbo è più comune nell’infanzia di quanto si credesse, ha aperto la strada a studi retrospettivi dai quali è emerso che circa l’80% dei pazienti adulti ha sviluppato i primi sintomi prima dei 18 anni (Friedlander et al., 2005). Colpisce in modo pressochè uguale uomini e donne. Nella distribuzione non emerge alcuna differenza razziale.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Familiarità&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;L’incidenza del DOC nei familiari inferiore al 10%, una percentuale superiore rispetto alla popolazione generale. Tratti ossessivi di personalità sono stati riscontrati in oltre il 40% dei casi in genitori di soggetti con DOC (Savron, 1998). La concordanza per il disturbo è più alta nei gemelli omozigoti che dizigoti. La frequenza del DOC è più alta nei consanguinei di primo grado affetti da disturbo di Tourette.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Esordio e Decorso&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;L’esordio del DOC è generalmente antecedente ai 30 anni (74%), solo in una bassissima percentuale di soggetti i primi sintomi si sviluppano dopo i 40 anni. Diversi studi indicano che si ha una distribuzione bimodale dell’età di insorgenza, con picchi nella prima adolescenza (12-14 anni) e nella prima età adulta (20-22 anni). L’età tipica di esordio è più precoce nei maschi che nelle femmine e gli uomini sviluppano sintomi più severi. Sembra inoltre che i bambini con esordio precoce (prima dei 7 anni) siano più spesso maschi ed abbiano un componente familiare con DOC (Friedlander et al., 2005).&lt;br /&gt;L’esordio è graduale, ma in molti casi è stato notato un esordio acuto.&lt;br /&gt;In genere il disturbo inizia con un occasionale senso di disagio di fronte ad oggetti o situazioni, reali o immaginate, e le prime strategie messe in atto per ridurlo sono l’evitamento dell’oggetto o della situazione che lo scatena, o il tentativo di ignorare i sintomi, considerandoli normali atti della vita quotidiana. Questi tentativi non riducono la sensazione di malessere, che, al contrario, aumenta e l’unica fonte di sollievo temporaneo è data dall’esecuzione di atti o rituali preventivi, senza eliminare definitivamente il problema. Nel corso del tempo le manifestazioni dei sintomi diventano sempre più evidenti, sia per il soggetto che per i familiari, ed emerge la consapevolezza della difficoltà di controllarli, fino a non provare più il desiderio di resistervi ed includere le compulsioni nelle proprie abitudini quotidiane.&lt;br /&gt;Il decorso del disturbo è generalmente cronico, mentre la gravità dei sintomi può fluttuare nel tempo, con periodi di remissione parziale, o con un andamento intermittente.&lt;br /&gt;Nei bambini è stato riscontrato un dato interessante: dopo 2 anni, circa i due terzi dei bambini diagnosticati come ossessivi non presentavano più il disturbo, senza il ricorso ad alcun trattamento (Savron, 1998).&lt;br /&gt;I pazienti con questa patologia che si rivolgono ad uno specialista dei disturbi mentali sono ancora pochi e, nella maggior parte dei casi, ricercano un trattamento solo dopo lunghi anni di sofferenza (7,5).&lt;br /&gt;I dati delle nostri interventi clinici comunque sembrano suggerire che attraverso le nuove possibilità di trattamento psicologico non farmacologico sia possibile ridurre i sintomi invalidanti e portare in tempi brevi e senza rischi di ricadute il paziente ad un notevole miglioramento della situazione.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Diagnosi Differenziale&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Una sintomatologia simile a quella del disturbo ossessivo compulsivo si manifesta in molti altri disturbi mentali, nei quali comunque non troviamo le caratteristiche complessive del disturbo; nei casi in cui queste siano presenti, la diagnosi differenziale si basa sul fatto che le cause risultano rintracciabili e specifiche (cause organiche, intossicazione, etc).&lt;br /&gt;Il DOC quindi va distinto dal Disturbo d’Ansia dovuto ad una condizione medica generale (ossessioni o compulsioni sono ritenute una conseguenza fisiologica della condizione medica), dal Disturbo d’Ansia indotto da Sostanze (la sostanza è ritenuta eziologicamente correlata alle ossessioni o compulsioni).&lt;br /&gt;Non viene diagnosticato DOC se il contenuto dei pensieri e delle attività è legato esclusivamente ad un altro disturbo mentale (Disturbo da Dimorfismo Corporeo, Fobia Specifica o Sociale, Tricotillomania), o se i pensieri ricorrenti riguardano in modo specifico il timore di avere una malattia (Ipocondria), o di contrarla, senza il coinvolgimento di rituali (Fobia Specifica). In questi casi, se la preoccupazione è legata a rituali o condotte di controllo, può essere indicata la diagnosi addizionale di DOC.&lt;br /&gt;Nell’Episodio Depressivo Maggiore possono essere presenti ruminazioni su pensieri specifici, ma non vengono considerate ossessioni perché il soggetto non li riconosce come pensieri eccessivi o irragionevoli. Nel Disturbo d’Ansia Generalizzato troviamo preoccupazioni eccessive, ma legate a circostanze della vita reale. Al contrario, in una diagnosi di DOC, le ossessioni sono vissute dal soggetto come egodistoniche ed il loro contenuto non riguarda problemi di vita reale.&lt;br /&gt;A volte i pensieri ossessivi potrebbero essere confusi con i deliri presenti nei Disturbi Schizofrenici, ma in questi casi non sono percepiti come inappropriati, tantomeno sono soggetti a giudizio di realtà. La specificazione “con scarso insight” può essere utile in quelle situazioni al confine tra l’ossessione ed il delirio.&lt;br /&gt;Il Disturbo da Tic e da Movimenti Stereotipati si differenzia dal DOC perché gli atti motori sono meno complessi e non finalizzati a neutralizzare un pensiero ossessivo.&lt;br /&gt;Si distingue da altri comportamenti eccessivamente ripetuti (come nei casi di Dipendenza, Disturbi dell’Alimentazione, Parafilie, Gioco d’Azzardo Patologico) perché le azioni sono considerate piacevoli, mentre le compulsioni sono spiacevolmente ripetitive.&lt;br /&gt;Infine, distinguiamo il DOC dal Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità: pur nella similarità delle manifestazioni cliniche, la personalità ossessiva compulsiva non è caratterizzata dalla presenza di ossessioni o compulsioni, essendo un modello pervasivo di preoccupazione per ordine e controllo.&lt;br /&gt;Nella diagnosi differenziale vanno tenute in considerazione anche patologie organiche, che possono indurre una manifestazione clinica apparentemente sovrapponibile al DOC: epilessia del lobo temporale, che produce ripetizione di gesti, ma legata ad una sensazione di smarrimento e depersonalizzazione del soggetto, molto diversa dall’angoscia dell’ossessivo; traumi cerebrali ed intossicazioni, ma in tali casi è sempre rintracciabile l’episodio di esordio e non c’è egodistonia.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Comorbidità&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Il DOC si presenta spesso in comorbidità con altri disturbi distinti, che possono essere insorti in precedenza, contemporaneamente o successivamente al DOC.&lt;br /&gt;Risulta un’elevata percentuale di incidenza di DOC in pazienti con il Disturbo di Tourette (dal 30% al 50%), mentre le percentuali di Disturbo di Tourette nei pazienti con DOC sembra più bassa (5-7%). Globalmente i due disturbi possono presentare una manifestazione sintomatologia del tutto simile, soprattutto nei tratti di involontarietà, intrusività, comportamenti egodistonici, fluttuazione dei sintomi, ma esistono caratteristiche specifiche che permettono di distinguerli.&lt;br /&gt;Principalmente la consapevolezza del disturbo e della necessità di compiere un movimento per alleviare una tensione interna, nei soggetti con Tourette, risulta molto diversa dal malessere descritto dal DOC.&lt;br /&gt;E’ piuttosto comune l’associazione di DOC con il Disturbo Depressivo Maggiore. La presenza di sintomi depressivi in pazienti affetti da DOC è compresa tra il 13% ed 75% e la depressione risulta la codiagnosi più frequente. Nella maggior parte dei casi la sintomatologia depressiva insorge successivamente al DOC. Solo nel 30% dei quadri depressivi associati al DOC si può parlare di Episodio Depressivo Maggiore, dal momento che in genere la Depressione tende ad assumere le caratteristiche di una demoralizzazione secondaria, senza anedonia, riduzione dell’attenzione, propositi autolesivi. Sintomi ossessivo-compulsivi in pazienti depressi vengono riportati con una percentuale che va dal 6% al 38%.&lt;br /&gt;La presenza di sintomi ansiosi nel disturbo ossessivo-compuilsivo è rilevante (75%) ed è altrettanto frequente una sintomatogia ossessiva nei disturbi ansiosi. Il disturbo più frequente risulta la Fobia Semplice (17%) (oasi blu).&lt;br /&gt;Può risultare associato al Disturbo Ossessivo-Compulsivo di personalità (5-10%) o ad altri tratti e Disturbi di Personalità (40%)(oasi blu).&lt;br /&gt;Infine, è stata riscontrata un’incidenza che va dal 13% al 33% di DOC in pazienti con Disturbi dell’Alimentazione.&lt;br /&gt;Lo specialista deve tenere in considerazione che vi sono alcune condotte caratteristiche nei pazienti con DOC, conseguenziali al disturbo stesso: sono comuni preoccupazioni ipocondriache, con frequenti visite mediche in cerca di rassicurazioni; possono esservi disturbi del sonno e abuso di alcool o farmaci sedativi.&lt;br /&gt;In sede diagnostica è importante che siano identificati i diversi disturbi che possono presentarsi in comorbilità con il DOC e la successione di insorgenza, al fine di individuare un intervento terapeutico differenziato.&lt;br /&gt;Nella nostra casistica clinica abbiamo notato spesso sintomi di tipo ossessivo anche in pazienti con disturbo schizotipico di personalità.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Dott.ssa Sara Reggimenti&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;:&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;strong&gt;Reggimenti, S.&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;(2006)&lt;br /&gt;Il disturbo ossessivo-compulsivo. Comprensione e Diagnosi&lt;br /&gt;&lt;em&gt;SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org).&lt;/em&gt;Roma, 20 maggio 2006.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Bibliografia di Riferimento e Letture Critiche&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION (1994) Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, IV ed. (DSM-IV). Masson, Milano 1996.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;BÜRGY, M. (2005) Psychopathology of Obsessive-Compulsive Disorder:A Phenomenological Approach. Psychopathology 2005;38, 291-300.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;DERISLEY; J., LIBBY; S., CLARK; S., REYNOLDS, S. (2005) Mental health, coping and family-functioning in parents of young people with obsessive-compulsive disorder and anxiety disorders. The British Journal of Clinical Psychology, Sep 2005; 44.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;FISHER ,P.L., WELLS, A. (2005) How effective are cognitive and behavioral treatments for&lt;br /&gt;obsessive-compulsive disorder? A clinical significance analysis. Behaviour Research and Therapy, 43, 1543-1558.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;FRIEDLANDER, L., DESROCHER, M. (2005) Neuroimaging studies of obsessive-compulsive disorder in adults and children. Clinical Psychology Review.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;GABBARD, J.C. (1994) Psichiatria Psicodinamica. Nuova edizione basata sul DSM-IV. Raffaello Cortina Editore, Milano 1995.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;MELLI, G. (2003) Vincere le ossessioni. Capire e affrontare il Disturbo Ossessivo-Compulsivo. Editore Ecomind, Salerno.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;MIGONE, P. (1999) La terapia del Disturbo Ossessivo-Compulsivo. Il ruolo terapeutico, 1999, 80, 71-77.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;ROTH, A., FONAGY, P. (1996) Psicoterapie e prove di efficacia. Il pensiero scientifico editore, Roma 1997.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;SAVRON, G. (1998) Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo. in L’ansia, a cura di Fava G. A., Rafanelli C., Savron G., Caleidoscopio Italiano, 121, 28-65.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;WILSON, K.A., CHAMBLESS, D.L.(2005) Cognitive therapy for obsessive-compulsive disorder. Behaviour Research and Therapy, 43, 1645-1654.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1276286072893072358-809486847291800796?l=sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/feeds/809486847291800796/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/06/disturbo-osessivo-compulsivo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/809486847291800796'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/809486847291800796'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/06/disturbo-osessivo-compulsivo.html' title='Disturbo Osessivo-Compulsivo'/><author><name>Lilith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S1cMnEdDtTI/AAAAAAAAAAY/umgPsDv4Wig/S220/sfondi-fantasy-donna2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1276286072893072358.post-8919206417033667632</id><published>2010-06-09T21:54:00.000-07:00</published><updated>2010-06-09T21:55:30.464-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Comorbilità nei DCA'/><title type='text'>Terapia in psicologia emotocognitiva del dismorfismo corporeo</title><content type='html'>&lt;div align="left" style="color: #00005e; font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;&lt;table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="txt2" style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="indprima" style="color: #76acdf; font-size: 12pt;" width="100%"&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width="100%"&gt;&lt;i&gt;&lt;a class="link2" href="mailto:l.comerci@srmpsicologia.com?subject=informazioni%20da%20psyreview.org" style="font-size: 10pt; text-decoration: none;" target="_top"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Laura Comerci&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width="100%"&gt;&lt;i&gt;&lt;a class="link2" href="http://www.srmpsicologia.com/baranello/" style="font-size: 10pt; text-decoration: none;" target="_top"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Marco Baranello&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Premessa&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Il disturbo di dismorfismo corporeo è un disturbo somatoforme per il quale la persona focalizza la propria attenzione su un supposto difetto fisico, reale o immaginario, che tende a divenire il pensiero dominante nella vita della persona fino a condizionare inevitabilmente le proprie funzioni sociali, lavorative, relazionali, ecc.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;La psicologia emotocognitiva ha già spiegato come i processi attentivi dell'organismo incrementino gli stati di tensione centrali e periferici rispetto al sistema nervoso ovvero l'organismo può prestare attenzione esclusivamente incrementando i propri stati tensivi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Ad un certo punto della vita della persona, indipendentemente dal "motivo", l'organismo si è trovato a focalizzare la propria attenzione su uno pseudo difetto fisico. Questo ha generato un incremento di tensione difetto-specifico. L'incremento di tensione raggiungendo livelli di soglia critici genera nell'organismo uno stato di sofferenza. L'organismo a questo punto cerca di risolvere il proprio stato di disagio tentando di decrementare i livelli di tensione. Però l'attenzione sulla tensione tende, per gli stessi processi psicofisiologici che hanno generato i processi tensivi originariamente, ad incrementare proprio la tensione che la persona cerca volontariamente di risolvere. Essendo la tensione sintomo-specifica il soggetto cerca di risolvere il proprio difetto o comunque di controllarlo evidenziando la base ansioso-ossessiva legata al disturbo. Questo significa che il soggetto cerca volontariamente di agire sulle proprie rappresentazioni (concetto di oggetto in psicologia emotocognitiva) visto che non può controllare direttamente lo stato di disagio causato dall'attenzione sul "difetto".&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Quello su cui la psicologia emotocognitiva focalizza la propria attenzione è sul tentativo che la persona mette in atto nel cercare di ridurre i livelli di ansia generati dalla focalizzazione dell'attenzione sul presupposto difetto fisico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;La tensione prodotta genera la sofferenza che la persona tende a ridurre attraverso i comportamenti sopra indicati. I propri comportamenti così come le comunicazioni ed i comportamenti di chi sta intorno al soggetto con disturbo di dismorfismo, però, tendono a ridurre i livelli di sofferenza soltanto temporaneamente e per periodi davvero molto limitati (pochi giorni, poche ore o addirittura poche decine di minuti).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Di fatto le azioni che tendono a ridurre l'inevitabile sofferenza associata ai sintomi generano un incremento di tensione che genera a sua volta l'incremento della sofferenza che, la psicologia emotocognitiva, ha definito primaria (Baranello, 2006).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Al fine di controllare la situazione di ansia o angoscia prodotta dal problema esistono comportamenti molto comuni come ad esempio:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;ul style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;" type="square"&gt;&lt;li&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="line-height: 19px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;guardarsi costantemente allo specchio oppure evitare tutti gli specchi e le superfici riflettenti (come vetrine). Spesso i soggetti coprono gli specchi oppure non ne possiedono;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="line-height: 19px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;usare lenti di ingrandimento per verificare la presenza del difetti&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="line-height: 19px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;camuffare il difetto&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="line-height: 19px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;ricercare continue rassicurazioni&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="line-height: 19px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;evitare situazioni potenzialmente imbarazzanti&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="line-height: 19px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;ricorrere a chirurgia estetica&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="line-height: 19px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;ricorrere a modificazioni estetiche transitorie (trucco)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="line-height: 19px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;eccessiva pulizia&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="line-height: 19px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;eccessivo esercizio fisico&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="line-height: 19px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;cambiamenti di abito frequenti&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="line-height: 19px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;ecc.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Il controllo è soltanto però un tentativo della persona che di fatto fallisce in quanto il soggetto non risolve il proprio stato di sofferenza ma lo attenua soltanto in modo transitorio. In psicologia emotocognitiva tutte le azioni che non funzionano nel raggiungimento dello scopo terapeutico sono in realtà azioni patogenetiche o di mantenimento della stessa sintomatologia. Questo avviene sempre per incremento di tensione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Quello in cui la persona si trova viene definito dalla psicologia emotocognitiva come&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;loop disfunzionale&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;&amp;nbsp;(Baranello, 2006) ovvero un circolo vizioso che la persona vive fatto di tentativi costanti di ridurre stati di ansia e sofferenza che però falliscono.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Nascono così sentimenti di impotenza, incapacità e sono frequenti sintomi depressivi reattivi secondari.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Lo psicologo lavora proprio sui processi di mantenimento della sintomatologia scardinando, in genere in tempi brevi, ciò che sostiene e potrebbe aggravare il disturbo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Sinteticamente lo schema utilizzato dagli psicologi ad indirizzo di psicologia emotocognitiva è il seguente:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center" style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Percezione del Difetto --&amp;gt; Sofferenza Primaria --&amp;gt; Controllo del Difetto&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Il controllo del difetto avviene per tentare di ridurre la sofferenza primaria associata alla percezione del difetto. La sofferenza primaria (ansia, angoscia,...) è però inevitabile e non controllabile direttamente. Di fatto il controllo del difetto, generando tensione, incrementa la percezione del difetto e quindi produce lo stato di angoscia. La sofferenza che la persona vive nel tentativo di controllare l'ansia è definita "secondaria" (Baranello, 2006), ovvero è generata dal tentativo della persona di ridurre la sofferenza primaria inevitabile.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Lo psicologo ad indirizzo di psicologia emotocognitiva non focalizza l'attenzione né sulla percezione del difetto né sul controllo dello stesso ma sul tentativo dell'organismo di evitare la sofferenza primaria. Di fatto il trattamento viene ridotto ad un intervento clinico per la terapia dell'evitamento fobico della sofferenza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;&lt;br /&gt;Diagnosi Fenomenologica del Disturbo di Dismorfismo Corporeo&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Il disturbo di dismorfismo corporeo secondo la classificazione internazionale proposta dal DSM-IV-TR (APA, 2000) è classificato all'interno della più ampia categoria dei disturbi somatoformi. Noto popolarmente come dismorfofobia il disturbo, dal punto di vista fenomenologico, si presenta all'evidenza del clinico come caratterizzato dai seguenti criteri diagnostici:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;ol style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;" type="A"&gt;&lt;li&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="line-height: 19px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Preoccupazione per un supposto difetto nell'aspetto fisico. Se presente una piccola anomalia, l'importanza che la persona le dà è di gran lunga eccessiva.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="line-height: 19px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;La preoccupazione causa disagio clinicamente significativo oppure menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo, o in altre aree importanti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="line-height: 19px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;La preoccupazione non risulta meglio attribuibile ad un altro disturbo mentale (l'insoddisfazione riguardante la forma e le misure corporee nell'anoressia nervosa).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Si ricorda al clinico che tutti i criteri A,B e C devono essere contemporaneamente presenti. Qualora si evidenziasse una preoccupazione per un difetto fisico soltanto supposto ma senza disagio clinicamente significativo o senza alcun deficit a livello sociale o relazione allora la diagnosi non può essere presa in considerazione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Il criterio C è un criterio di esclusione su cui il clinico deve prestare attenzione durante la valutazione diagnostico-differenziale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;L'attenzione della persona con disturbo di dismorfismo corporeo è focalizzata molto speso su difetti lievi o, a volte, immaginari che possono riguardare diversi distretti corporei come la faccia, la testa, i capelli, acne, rughe, cicatrici, asimmetrie o sproporzioni del viso, oppure eccessiva peluria, ecc. così come manifestazioni vascolari quali pallore e rossore, sudorazione (DSM-IV-TR).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Altre parti del corpo comunemente interessate possono riguardare forme&amp;nbsp; e misure come la grandezza del pene, grandezza e forma del seno, forma della vulva, pancia, fianchi, ecc.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Il ricorso alla chirurgia estetica è inoltre molto frequente. Un bravo chirurgo dovrebbe consigliare in assenza di un evidente difetto un esame di valutazione da parte di uno psicologo. Un disturbo di dismorfismo è ad esempio abbastanza evidente in quei soggetti che ricorrono costantemente alla chirurgia per ogni nuovo "difetto" percepito. Così capita che un soggetto che focalizza la sua attenzione sulle proprie labbra, una volta subito un intervento di chirurgia correttiva, inizi a focalizzare la propria attenzione su un'altra parte del corpo e così via.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Essendo il disturbo un problema che, in psicologia emotocognitiva, definiamo a base ansiosa sono frequenti anche tratti ossessivi di personalità, così come tratti evitanti e dipendenti. Ciò è evidente anche dai pensieri di natura ossessiva relativi al proprio difetto. Sono infatti pazienti che tendono a passare diverse ore ogni giorno a pensare ai propri difetti. Spesso tali pensieri tendono ad essere intrusivi e dominanti nella propria vita. Inoltre il clinico dovrà ricordare che difficilmente il paziente, a causa soprattutto dell'imbarazzo, descrive dettagliatamente il proprio pseudo-difetto e tende a parlare in modo più generalizzato della propria condizione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Ricordiamo allo psicologo clinico che tratta pazienti con disturbo di dismorfismo corporeo che per scopi diagnostico-diffenziali vanno tenuti in considerazione soprattutto i seguenti disturbi:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;ul style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;" type="square"&gt;&lt;li&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;disturbi dell'alimentazione;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;disturbo dell'identità di genere (quando la preoccupazione del soggetto riguarda disagio e senso di estraneità rispetto ai propri caratteri genitali primari e secondari);&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;episodio depressivo maggiore (quando le rimuginazioni appaiono soltanto durante l'episodio). Si ricorda inoltre che episodi depressivi possono essere reattivi-secondari rispetto al dismorfismo;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;disturbi di personalità del gruppo C (cluster ansioso) come disturbo evitante, dipendente ed ossessivo-compulsivo&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;fobia sociale&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;disturbo ossessivo-compulsivo (ansia). Il DOC può essere attribuito quando le ossessioni non sono limitate all'aspetto fisico. Va comunque ricordato che tratti ossessivi possono essere alla base del disturbo di dismorfismo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;quando l'intensità del disturbo raggiunge livelli deliranti è possibile una diagnosi aggiuntiva di disturbo delirante, tipo somatico (DSM-IV-TR).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Lo psicologo ad indirizzo di psicologia emotocognitiva associa ad una valutazione diagnostica di tipo fenomenologico la valutazione dei processi di organizzazione sistemica ovvero una valutazione delle modalità di funzionamento dell'organismo all'interno del proprio contesto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;La valutazione del funzionamento del soggetto è direttamente legata alla terapia psicologica. Infatti non è sufficiente l'attribuzione di una diagnosi per il trattamento.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;In questo la psicologia emotocognitiva si differenzia notevolmente dai metodi medico-psichiatrici per i quali ad un'attribuzione diagnostica corrisponde l'uso di speciali classi farmaceutiche.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;In psicologia non è previsto l'uso di psicofarmaci che, stando alla nostra casistica clinica, tenderebbero a peggiorare o mantenere la situazione patologica anziché risolverla. Di fatto nella migliore delle ipotesi gli psicofarmaci possono risultare metodi di cura puramente palliativi. Nella maggior parte dei casi gli effetti collaterali sono maggiori degli effetti "terapeutici". Capita sovente che l'azione del farmaco risulti patogenetica.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Lo psicologo ad indirizzo di psicologia emotocognitiva interviene sui processi psicofisiologici di organizzazione e mantenimento della sintomatologia proponendo specifiche strategie per lo sblocco del loop disfunzionale (Baranello, 2006) in cui il soggetto si trova, come vedremo nella parte dedicata al trattamento.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;&lt;br /&gt;Terapia Psicologica in Psicologia Emotocognitiva&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Come abbiamo già avuto modo di indicare, la psicologia emotocognitiva tende a ridurre l'intervento clinico sul disturbo di dismorfismo corporeo ad un trattamento per l'evitamento fobico della sofferenza primaria. Questo avviene per ogni disturbo clinico ed è una delle principali innovazioni teoriche e tecniche prodotte dal modello.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Lo psicologo, quindi, per poter intervenire deve valutare con estrema attenzione tutti i processi organizzativi disturbo-specifici ovvero come il paziente ed il proprio ambiente si sono organizzati in funzione del disturbo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Lo psicologo potrà così, attraverso le tecniche del colloquio psicologico, arrivare ad una definizione sintetica del problema in termini di evitamento fobico e quindi intervenire attivando i processi terapeutici.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Tale attività viene svolta nelle primissime sedute dove va verificata l'effettiva possibilità terapeutica che, ricordiamo, deve essere visibile sia al clinico che al paziente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Sappiamo che spesso il paziente tende a non parlare del problema. Nei casi però in cui un paziente coinvolga, nel suo tentativo di essere rassicurato, anche la propria famiglia allora lo psicologo valuterà anche i processi di comunicazione e comportamento dei familiari del soggetto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Infatti capita sovente che gli atteggiamenti siano di tipo rassicuratorio con tendenza a minimizzare il difetto cercando ad esempio di spiegare, far capire o tranquillizzare direttamente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Questi atteggiamenti però contrastano con quello che viene automaticamente e spontaneamente espresso dal paziente che, ricordiamo, non simula il proprio stato di disagio. Quindi se il paziente dichiara di vedersi distorto allo specchio questa percezione è reale per il soggetto e nessun atteggiamento rassicuratorio può risolvere il problema anzi, spesso, genera una maggiore frustrazione e sensazione di incomprensione ed impotenza. Di fatto incrementa gli stati di tensione in grado di generare la sintomatologia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Lo psicologo interviene scardinando tale situazione lavorando sui processi bio-psico-sociali che sono alla base del mantenimento del disturbo attraverso specifiche tecniche del colloquio utilizzate in psicologia emotocognitiva.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;A differenza dei vecchi metodi psicologici di tipo analitico non c'è una focalizzazione al passato della persona né un'attenzione a cercare di comprendere pseudo cause inconsce. Tutta l'attenzione dello psicologo ad indirizzo di psicologia emotocognitiva è focalizzata sul qui-e-ora ovvero su ciò che oggi mantiene il problema e su ciò che nel futuro potrebbe aggravarlo. Sappiamo che i processi che hanno generato il problema sono reversibili e lo psicologo agisce proprio su questa possibilità di reversibilità automatica dell'organismo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;La terapia psicologica secondo l'approccio della psicologia emotocognitiva inoltre si differenzia anche dai classici approcci cognitivi e comportamentali in quanto prescinde dall'azione schematica di controllo del soggetto e si differenzia dagli interventi strategici in quanto non utilizza metodi ipnotici, suggestioni o inganni terapeutici.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Il trattamento psicologico attraverso le metodologie prodotte dalla psicologia emotocognitiva è generalmente breve e con un'alta aspettativa di efficacia. Occorre comunque ricordare allo psicologo che è abbastanza alto il rischio di drop-out da parte del paziente. Molti pazienti infatti non sono motivati al trattamento e spesso vengono in terapia soltanto su richiesta esterna.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;In questi casi lo psicologo potrà intervenire anche in modo indiretto ovvero lavorando esclusivamente su almeno un familiare significativo che viva in contatto con il soggetto con diagnosi di dismorfismo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Scardinando i processi ridondanti che sostengono la sintomatologia si attiva un cambiamento rapido che permette al paziente di ripristinare anche un normale senso di volizione, ovvero di percepire la propria capacità di essere soggetto attivo nella propria vita. Questo incrementa l'efficacia del trattamento in tempi brevi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Essendo il trattamento riducibile alla terapia per l'evitamento fobico della sofferenza associata ai sintomi del disturbo di dismorfismo, verranno utilizzati strumenti clinici come lo schema ABC (strumento proprio della psicologia emotocognitiva) e tecniche di prescrizione sintomatologica.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Possiamo oggi affermare che la maggior parte dei sintomi del disturbo possono essere risolti in tempi brevi agendo con due forme principali di intervento. Da una parte l'intervento diretto sul paziente quando c'è motivazione al trattamento e dall'altra nuove tecniche di terapia indiretta agendo su almeno un familiare significativo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Nella terapia indiretta lo psicologo fornisce alla famiglia specifiche strategie di comunicazione e comportamento che andranno a scardinare i processi psico-sociali che sono alla base del mantenimento della sintomatologia. Il trattamento indiretto ha una frequenza in genere minore ma i tempi del trattamento possono essere lievemente più lunghi anche se, in termini di sedute, il trattamento complessivo sarà molto breve.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px; line-height: 19px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;La presenza comunque di gravi disturbi di personalità o di sintomi psicotici potrebbe peggiorare la progonosi e rendere l'intervento più lungo e complesso. Nella maggior parte dei casi, comunque, il trattamento risulta di media-breve durata.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;&lt;a href="http://www.srmpsicologia.com/scuola" target="_top"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right" style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;&lt;a class="link2" href="mailto:l.comerci@srmpsicologia.com?subject=informazioni%20da%20psyreview.org" style="font-size: 10pt; text-decoration: none;" target="_top"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Dott.ssa Laura Comerci&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;&lt;a class="link2" href="mailto:l.comerci@srmpsicologia.com?subject=informazioni%20da%20psyreview.org" style="font-size: 10pt; text-decoration: none;" target="_top"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;a class="link2" href="http://www.srmpsicologia.com/baranello/" style="font-size: 10pt; text-decoration: none;" target="_top"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Dott. Marco Baranello&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right" style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right" style="color: #00005e; font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Comerci, L., Baranello, M.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;&amp;nbsp;(2007)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Terapia in psicologia emotocognitiva del dismorfismo corporeo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org).&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #d9d2e9;"&gt;Roma, 6 agosto 2007&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1276286072893072358-8919206417033667632?l=sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/feeds/8919206417033667632/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/06/terapia-in-psicologia-emotocognitiva.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/8919206417033667632'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/8919206417033667632'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/06/terapia-in-psicologia-emotocognitiva.html' title='Terapia in psicologia emotocognitiva del dismorfismo corporeo'/><author><name>Lilith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S1cMnEdDtTI/AAAAAAAAAAY/umgPsDv4Wig/S220/sfondi-fantasy-donna2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1276286072893072358.post-2139089049113194086</id><published>2010-06-09T21:32:00.000-07:00</published><updated>2010-06-10T00:17:12.630-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dinamiche e Relazioni'/><title type='text'>I Concetti di Sofferenza Primaria e Sofferenza Secondaria in Psicologia Emotocognitiva</title><content type='html'>&lt;div align="left" style="color: #00005e; font-family: verdana, arial, helvetica;"&gt;&lt;table border="0" cellpadding="5" cellspacing="0" class="txt2" style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width="100%"&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="txt2" style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width="100%"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;l'uso clinico del concetto psicologico di sofferenza&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width="100%"&gt;&lt;hr color="#D5E8FF" size="1" /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;Premessa&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;Parlando di sofferenza dobbiamo riferirci ad una condizione psicofisiologica che viene connotata negativamente dall'organismo o dal sistema di riferimento e che l'organismo vorrebbe cercare di risolvere.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;&lt;br /&gt;Sofferenza Primaria&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;In psicologia emotocognitiva definiamo la sofferenza primaria come la sensazione, che può essere collocata su più livelli di intensità da lieve a grave, di disagio, dolore, angoscia, terrore, ecc. che una situazione, un'esperienza od un sintomo producono come reazione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;automatica dell'organismo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;Per esemplificare pensiamo ad una fobia specifica. La persona che ha paura ad esempio degli insetti sa che alla vista di un insetto (stimoloo fobigeno) sperimenterà una situazione di sofferenza e di estremo disagio tale anche da produrre una vera e propria crisi di panico (tachicardia, tremori, sudorazione, sensazione di rigidità,..).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;Ci deve essere stata però una prima volta in cui è capitato che la vista dell'insetto abbia prodotto tale sofferenza, sia che la persona lo ricordi, sia che non ne abbia diretta memoria. Quel disagio sperimentato la prima volta è proprio la&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;sofferenza primaria&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;: la reazione automatica dell'organismo alla visione dello stimolo che poi diventerà fobigeno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;A questo punto si associa molto rapidamente la sensazione di sofferenza&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;con la rappresentazione dell'insetto e si instaura quel loop disfunzionale di cui abbiamo già avuto modo di parlare in altri articoli (baranello, 2006). La persona percepisce quindi che è l'insetto che produce tale sensazione di disagio e intensa paura, percò è l'insetto che va evitato. Ma, ad un'analisi più attenta, vediamo che la persona non evita&amp;nbsp; l'insetto di per sé ma tenta di evitare la proprio la sensazione di sofferenza che sa che la vista dell'insetto produce. Si instaura quello che è noto agli psicologi come "ansia anticipatoria" o più comunemente "paura della paura".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;Essendo però la crisi di panico e/o il disagio intenso che si prova di fronte allo stimolo fobigeno (l'insetto del nostro esempio) una soluzione dell'organismo a determinate tensioni, l'evitamento blocca questa soluzione. I processi attentivi che l'organismo mette in atto di fronte anche alla sola possibilità della presenza di uno stimolo fobigeno incrementano&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;proprio le tensioni oggetto-specifiche. L'aumento di tensione produce uno stato di disagio a livello del sistema nervoso centrale che necessita di essere risolto (anche in questo caso la sofferenza è da considerarsi primaria). Anche se per molti il sintomo è il problema, per lo psicologo ad orientamento di psicologia emotocognitiva, il sintomo è la soluzione autonoma dell'organismo (o sistema di riferimento) per la risoluzione di specifiche tensioni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;Quindi evitare la situazione di sofferenza, aumentando le tensioni, produce proprio il sintomo di cui la persona vorrebbe liberarsi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;Di fatto, quindi, è proprio l'evitare la sofferenza primaria che non permette all'organismo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;di risolvere definitivamente il problema. Tale tendenza ad evitare un disagio inevitabile viene definito come&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;evitamento fobico della sofferenza&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;Sofferenza Secondaria&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;Introduciamo così il concetto di&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;sofferenza secondaria&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;&amp;nbsp;definendola come il risultato del tentativo della persona di risolvere la sofferenza primaria.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;Sintetizzando, dove la sofferenza primaria è il prodotto diretto ed automatico dell'organismo ad una situazione, sintomo, stress, esperienza, ecc. la sofferenza secondaria è ciò che nasce dal tentativo psico-sociale di risolvere quella primaria.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;Quello che lo psicologo deve fare, quindi, è permettere all'organismo di vivere la sofferenza primaria cercando di risolvere tutti quei comportamenti psico-sociali che generano quella secondaria. La sofferenza primaria è una soluzione, quella secondaria è il problema.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;Proviamo con un altro esempio ancora più comune. Immaginiamo che dobbiamo per forza di cose telefonare ad una persona che non sopportiamo, che ci annoia, che ci disturbo, ecc. Se alla prima sensazione di disagio del tipo "devo chiamare ma proprio non mi va,..." prendiamo il telefono e chiamiamo vivremo di certo quello stato di disagio e&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;di sofferenza (nessuno lo eliminerà) ma lo vivremo per il tempo necessario, quello della durata della telefonata. Questa è la sofferenza primaria, una sofferenza che&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;sicuramente ci sarà, è inevitabile per definizione, ma che termina soltanto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;quando la sperimentiamo, quando la viviamo senza contrastarla.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;Se invece, ed è la tendenza molto comune, percepita come normale, rimandiamo la telefonata il più possibile per cercare di evitare la sofferenza primaria, allora stiamo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;allungando i tempi della sofferenza stessa: alla sofferenza che ci causerà comunque telefonare si aggiunge quella relativa al tempo che intercorrerà fino a quando non saremo costretti a telefonare. Spesso, anzi, la sofferenza sarà di intensità maggiore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;Questa è la sofferenza secondaria che, sicuramente, avrà una durata maggiore della durata della telefonata stessa che, comunque, produrrà ugualmente quel disagio che stiamo cercando di evitare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;L'esempio può sembrare banale ma evidenzia come non sia necessario pensare&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;a chissà quale grave patologia per capire ciò che stiamo affermando. I concetti di sofferenza primaria e secondaria non sono legati infatti ai soli disturbi mentali ma sono comuni ad ogni essere umano e si sviluppano nel quotidiano.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;Grazie a questi nuovi concetti oggi abbiamo strumenti sempre più raffinati per la risoluzione del disagio in tempi brevi, con interventi psicologici mirati e senza uso di farmaci per la maggior parte dei disturbi mentali, sintomatologie specifiche e problematiche psicologiche e psico-sociali.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;Anche se lo schema presentato negli esempi può apparire semplice esistono processi complessi per i quali la persona non si può rendere completamente conto di quali siano i processi che hanno creato l'insorgenza della sofferenza secondaria. Inoltre la comprensione del funzionamento di tali processi non permette direttamente la soluzione del disagio, occorre infatti un intervento mirato in grado di valutare i processi di funzionamento globale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;della persona e fornire tecniche specifiche per scardinare il loop disfunzionale e rendere la persona libera di vivere il proprio quotidiano ovvero, in una battuta, finalmente liberi di soffrire, ma solo della sofferenza primaria, quella inevitabile e, volenti o nolenti, necessaria.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;Lo psicologo professionista sa quindi che ogni tentativo del paziente di risolvere un problema che non ha funzionato genera quella perdita di senso di volizione che non permette alla persona di trovare soluzioni adeguate al problema e che, anzi, potrebbe portare ad un suo peggioramento. Il professionista psicologo dovrà valutare quali processi psico-sociali mantengono il problema ed hanno generato sofferenza secondaria. Quello che va prodotto nel paziente è un cambiamento di prospettiva che può essere generato soltanto grazie all'aiuto del paziente stesso che ci fornirà tutte le informazioni necessarie. Il primo lavoro, durante il processo di valutazione/intervento iniziali sarà quindi teso ad agevolare la raccolta delle informazioni utili che poi saranno utilizzate per la remissione del problema. Il trattamento psicologico per finalità di cura però, lo ricordiamo, inizia da subito, già dalla prima seduta. La raccolta delle informazioni necessaria non è scisso dall'intervento riabilitativo vero e proprio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;Definito quindi ciò che mantiene il problema e quei pensieri, comportamenti, azioni che hanno prodotto e mantengono la sofferenza secondaria sia a livello individuale che relazionale e psico-sociale, si procederà con l'intervento vero e proprio teso alla riduzione delle azioni disfunzionali e alla risoluzione del disagio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;Ricordiamo che la paura di una persona di soffrire genera una sofferenza ancora maggiore di quella che la persona teme. Questo concetto farà da sfondo a tutti i nostri interventi psicologici in psicologia emotocognitiva.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;In conclusione ricordiamo che il concetto di sofferenza e la sua distinzione in sofferenza primaria e secondaria, in psicologia, ha un valore scientifico e non retorico-filosofico. Pur apparendo semplice, questa breve trattazione, nasce da numerose ricerche-intervento. C'è un viraggio importante dal cercare le cause del problema a capire cosa il problema causa ovvero come i sintomi si mantengono nel tempo. In questo i concetti di sofferenza indicati hanno un ruolo fondamentale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: -webkit-right;"&gt;&lt;a href="http://www.srmpsicologia.com/scuola" target="_top"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;Baranello, M.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;&amp;nbsp;(2006)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;i concetti di sofferenza primaria e sofferenza secondaria in psicologia emotocognitiva&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;&lt;br /&gt;SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org).&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;Roma, 26 giugno 2006.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;tutti i diritti riservati&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;&lt;hr color="#D5E8FF" size="1" style="font-family: verdana, arial, helvetica;" /&gt;&lt;div align="right" style="font-family: verdana, arial, helvetica;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #fff2cc;"&gt;&lt;img alt="Hit Counter" src="http://www.psyreview.org/_vti_bin/fpcount.exe/?Page=articoli2006/20060626baranello01.htm|Custom=custom.gif" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1276286072893072358-2139089049113194086?l=sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/feeds/2139089049113194086/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/06/i-concetti-di-sofferenza-primaria-e.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/2139089049113194086'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/2139089049113194086'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/06/i-concetti-di-sofferenza-primaria-e.html' title='I Concetti di Sofferenza Primaria e Sofferenza Secondaria in Psicologia Emotocognitiva'/><author><name>Lilith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S1cMnEdDtTI/AAAAAAAAAAY/umgPsDv4Wig/S220/sfondi-fantasy-donna2.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1276286072893072358.post-3823300814423882438</id><published>2010-06-09T21:18:00.000-07:00</published><updated>2010-06-09T21:19:28.475-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dinamiche e Relazioni'/><title type='text'>Psicologia Emotocognitiva: il loop disfunzionale</title><content type='html'>&lt;div align="left" style="color: #00005e; font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;&lt;table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="txt2" style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="indprima" style="font-size: 12pt;" width="100%"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;Psicologia Emotocognitiva: il loop disfunzionale&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width="100%"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;aggiornamenti sul modello teorico sistemico-relativista proposto dal Dott. Baranello&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width="100%"&gt;&lt;hr color="#D5E8FF" size="1" /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;Con il termine&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;loop disfunzionale&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;, in psicologia emotocognitiva, intendiamo un processo circolare per il quale la persona o meglio, il sistema di riferimento su cui interveniamo, si trova in un circolo vizioso fatto di comportamenti, pensieri e azioni proprie e del sistema relazionale e sociale in cui esso vive, che anziché risolvere il problema tendono al suo mantenimento e peggioramento.&lt;br /&gt;Questo processo è coerente con la definizione di psicologia che noi oggi proponiamo di&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;scienza che studia i processi di organizzazione sistemica&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;&amp;nbsp;ovvero&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;la scienza che studia il modo ed il come un sistema di riferimento si organizza per il proprio sviluppo e mantenimento&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;. L'organizzazione psicologica viene definita disfunzionale quando a livello bio-psico-sociale non produce beneficio al sistema di riferimento.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;Il loop disfunzionale è quindi quel processo ridondante che mantiene il problema nel qui-e-ora indipendentemente dalla ipotetiche cause che lo hanno inizialmente generato.&lt;br /&gt;Questo importante viraggio dalle ipotesi eziopatogenetiche remote ai processi disfunzionali che mantengono sintomi, disturbi e problemi è ciò che ha reso l'intervento psicologico breve ed efficace nella remissione del disagio psicologico.&lt;br /&gt;La psicologia emotocognitiva non crea infatti una netta distinzione tra determinismo e costruttivismo ma si colloca come ponte tra queste due visioni definendosi&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;relativista&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;.&lt;br /&gt;Abbiamo infatti confermato l'esistenza di processi bio-psico-sociali che determinato lo sviluppo una psicopatologia, allo stesso tempo la risoluzione del problema non nasce dal riconoscere tali "cause" ma dallo scardinare il loop disfunzionale che ancora mantiene il problema oggi e che, come abbiamo detto, potrebbe aggravarlo in futuro.&lt;br /&gt;Con questa concezione l'orientamento è verso il futuro e non cronicizzato verso il passato ovvero il passato viene utilizzato per comprendere i processi di funzionamento e quindi per fornire strumenti e nuove rappresentazioni al paziente o al cliente, al fine di riorganizzare in tempi brevi un processo da "disfunzionale" a "funzionale" ovvero da "contro me stesso" a "in mio favore".&lt;br /&gt;Il trattamento psicologico in questo caso fa leva sul più importante sentimento umano che è il senso di volizione, ovvero la capacità di ognuno di noi di condizionare le proprie scelte e la propria vita. Tale sensazione è ciò che "muove" le azioni, i pensieri ed i comportamenti umani. Un difetto nello sviluppo di tale funzione è alla base della maggior parte delle forme psicopatologiche oggi diagnosticabili.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;Presentiamo lo schema originale semplificato del loop disfunzionale in psicologia emotocognitiva e poi spiegheremo il suo funzionamento dimostrando che la maggior parte dei disturbi clinici come i disturbi d'ansia quali fobie, attacchi di panico, ossessioni e compulsioni, disturbo post-traumatico da stress e problemi correlati a stress, le alterazioni dell'umore, i disturbi somatoformi quali ipocondria, dismorfismo corporeo, somatizzazioni; le disfunzioni sessuali come i disturbi del desiderio, dell'eccitazione, dell'orgasmo e da dolore sessuale, i disturbi del comportamento alimentare quali anoressia, bulimia e abbuffate e la maggior parte dei problemi psicologici e psico-sociali fino ai più importanti disturbi di personalità, possono essere ricondotti a questo schema di funzionamento e quindi trattabili efficacemente con il solo colloquio psicologico. Per i disturbi di personalità il concetto di conflitto attuale va inquadrato sotto un'ottica più complessa di quella qui presentata. Lo schema del loop disfunzionale ed il concetto di conflitto attuale rimangono comunque validi nella loro struttura generale.&lt;br /&gt;Lo schema rappresenta un modello di funzionamento. Il clinico terrà conto della complessità delle esperienza di ogni singolo paziente in quanto unico modo per scardinare i processi ridondanti di mantenimento del problema. Un intervento psicologico, lo ricordiamo, è estremamente personalizzato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center" style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;&amp;nbsp;&lt;img alt="" border="0" height="299" longdesc="http://www.psyreview.org/articoli2006/loop%20disfunzionale%20schema%20psicologia%20emotocognitiva" src="http://www.psyreview.org/articoli2006/loop001.gif" style="border-bottom-color: rgb(0, 0, 128); border-bottom-style: solid; border-bottom-width: 1px; border-left-color: rgb(0, 0, 128); border-left-style: solid; border-left-width: 1px; border-right-color: rgb(0, 0, 128); border-right-style: solid; border-right-width: 1px; border-top-color: rgb(0, 0, 128); border-top-style: solid; border-top-width: 1px; padding-bottom: 1px; padding-left: 4px; padding-right: 4px; padding-top: 1px;" width="400" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;Come lo psicologo può notare le ipotesi eziologiche e patogenetiche possono spiegare la comparsa dei sintomi e del disturbo (indicato nello schema dalla lettera S) soltanto la prima volta, ovvero all'inizio della sua evidenza. Successivamente alla comparsa di un sintomo o di un complesso di sintomi ovvero di un disturbo mentale, di una forma psicopatologica, o di un problema psicologico o psico-sociale, l'organismo inizia a mettere in atto una azione derivante dalla percezione che quel sintomo costituisca un problema da risolvere.&lt;br /&gt;In realtà i sintomi ed i disturbi nascono da un tentativo autonomo, che definiamo&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;involontario&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;, dell'organismo di risolvere degli stati di tensione che vengono autopercepiti (soprattutto a livello non cosciente) come pericolosi per l'incolumità dell'organismo stesso.&lt;br /&gt;I sintomi producono sofferenza e disagio.&lt;br /&gt;La risposta della persona rispetto alla sofferenza che percepisce è quella di ridurre tale sofferenza al più presto. Infatti il problema non è più il sintomo ma la sofferenza che tale sintomo, tale disturbo o tale problematiche causano.&lt;br /&gt;Al fine di provvedere alla riduzione della sofferenza generata dal problema il paziente mette in atto delle azioni, dei pensieri e dei comportamenti sia a livello personale che psico-sociale (va infatti valutato anche cosa fanno gli altri ovvero il comportamento, in risposta al problema, dell'ambiente in cui il paziente vive). Queste azioni vengono definite&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;volontarie&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;.&lt;br /&gt;Inizia a generarsi quello che definiamo il&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;conflitto attuale.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;&lt;br /&gt;Il conflitto attuale si genera tra una tendenza involontaria dell'organismo a generare i sintomi e dall'altra una tendenza volontaria dello stesso organismo nel contrastare questi sintomi. Ecco che la persona in genere sperimenta una sensazione che può far dire al paziente "è più forte di me".&lt;br /&gt;Questa esperienza psicofisiologica intacca il "senso di volizione" riducendo l'aspettativa dell'organismo di riuscire a farcela da solo (i sintomi depressivi secondari a molti disturbi d'ansia nascono da questo processo).&lt;br /&gt;Questo conflitto però aumenta le tensioni centrali e periferiche rispetto al sistema nervoso. Tali tensioni raggiungono presto un livello di soglia (dinamico, diverso da momento a momento e da persona a persona) per cui l'organismo metterà in atto l'unico modo che ha trovato per risolvere le tensioni, ovvero i sintomi. L'azione involontaria, in quanto generata dall'organismo, ed essendo la soluzione alle tensioni a-specifiche vissute dall'organismo stesso, vince sempre rispetto all'azione volontaria di controllo.&lt;br /&gt;Per fare esempio proviamo a trattenere il respiro. Ad un certo punto la carenza di ossigeno crea delle tensioni nell'organismo che automaticamente ed in modo involontario, costringe la persona a respirare. Questo perché se non si respirasse l'organismo morirebbe. La tendenza dell'organismo è quella di mantenere le proprie funzioni.&lt;br /&gt;I sintomi, il problema, il disturbo, anche se può sembrare assurdo, sono la soluzione che l'organismo mette in atto per risolvere un problema, una tensione psicofisiologica ovvero diremo che i sintomi hanno un senso di esistere e che tale senso non è detto che sia negativo. Mentre è l'azione di controllo di tale soluzione che produce l'aggravamento o il mantenimento del problema.&lt;br /&gt;Come si vede dallo schema il tentativo di risoluzione della sofferenza crea quel conflitto attuale che aumenta le tensioni ed incrementa la necessità del sintomo di esprimersi (a volte più violentemente o con più enfasi).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;A questo punto inizia il processo circolare che abbiamo definito loop disfunzionale. Lo psicologo può notare che ora, indipendentemente dalla "cause" (ipotetiche) che hanno scatenato il problema od il disturbo la prima volta, ora ciò che va risolto è proprio il loop disfunzionale, ovvero si deve lavorare necessariamente sulle azioni volontarie del sistema cercando, ad esempio, di cambiare prospettiva al paziente trasformando le azioni tese alla riduzione dei sintomi (che producono effetti soltanto a breve termine ma che aggravano il problema nel corso della vita) da "rassicuranti" a "dannose per il soggetto".&lt;br /&gt;Lo psicologo attraverso tecniche razionali del colloquio psicologico inizierà un processo che deve necessariamente essere rapido (tra le 4 e le 10 sedute anche se il 50% del lavoro va fatto tra la prima e la seconda seduta) che abbiamo definito&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;tecnica del primo passo&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;. Si tratta di scardinare il loop disfunzionale ed aprire la strada a nuove e più efficaci soluzioni. Soltanto a questo punto si procede con il trattamento di problematiche e sintomi specifici e quindi al ripristino completo del senso di volizione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;Rompendo lo schema circolare di tipo psico-sociale che mantiene sintomi, problemi, disturbi e disagio in generale, si impedisce&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;definitivamente&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;&amp;nbsp;alle ipotetiche cause che hanno generato la prima volta il problema di produrre tali effetti. Il processo è del tutto simile a quello che accade quando un organismo crea anticorpi dopo avere avuto una malattia di origine virale. Infatti lo stesso organismo potrà essere soggetto alle stesse cause ma tali cause non sono più in grado di generare patologia o sintomi. Di fatto la persona è guarita.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;Questo è un modello innovativo, molto complesso, e di tipo psicofisiologico.&lt;br /&gt;Quello che infatti attraverso il colloquio psicologico andiamo a riorganizzare sono proprio processi fisiologici. Ricordiamo infatti che un'espressione sintomatologica ha a monte sempre una modificazione fisiologica ma che tale modificazione disfunzionale è stata resa possibile da un processo di organizzazione sistemica che definiamo "psiche". Quindi utilizziamo gli stessi processi psichici che hanno generato la modificazione fisiologica che ha prodotto il sintomo od il disturbo per ripristinare valori nella norma e quindi riorganizzare in modo funzionale e sano il sistema eliminando così il disturbo senza uso di farmaci.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right" style="font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;Baranello, M.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;&amp;nbsp;(2006)&lt;br /&gt;Psicologia Emotocognitiva: il loop disfunzionale.&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org).&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ead1dc;"&gt;Roma, 10 marzo 2006&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1276286072893072358-3823300814423882438?l=sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/feeds/3823300814423882438/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/06/psicologia-emotocognitiva-il-loop.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/3823300814423882438'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/3823300814423882438'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/06/psicologia-emotocognitiva-il-loop.html' title='Psicologia Emotocognitiva: il loop disfunzionale'/><author><name>Lilith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S1cMnEdDtTI/AAAAAAAAAAY/umgPsDv4Wig/S220/sfondi-fantasy-donna2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1276286072893072358.post-7093796691308136339</id><published>2010-06-09T20:55:00.001-07:00</published><updated>2010-06-09T20:56:54.184-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='La gestione del disturbo alimentare'/><title type='text'>Terapia Breve della Bulimia Nervosa in Psicologia Emotocognitiva</title><content type='html'>&lt;div align="left" style="color: #00005e; font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;&lt;table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="txt2" style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="indprima" style="color: #76acdf; font-size: 12pt;" width="100%"&gt;&lt;b&gt;Terapia Breve della Bulimia Nervosa in Psicologia Emotocognitiva&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width="100%"&gt;&lt;i&gt;il colloquio psicologico per la cura della bulimia in psicologia emotocognitiva&lt;/i&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width="100%"&gt;&lt;hr color="#D5E8FF" size="1" /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width="100%"&gt;&lt;span style="color: navy;"&gt;&lt;i&gt;&lt;a class="link2" href="http://www.srmpsicologia.com/baranello/" style="color: #00005e; font-size: 10pt; text-decoration: none;" target="_top"&gt;&lt;img border="0" height="9" src="http://www.psyreview.org/grafica/freccia1.gif" width="7" /&gt;Marco Baranello&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #00005e; font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;&lt;b&gt;Premessa&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La psicologia emotocognitiva, il modello teorico sistemico-relativista elaborato dal Dott. Marco Baranello e dal suo gruppo di studio e ricerca con la co-direzione della Dott.ssa Emanuela Sabatini, analizzando i diversi metodi di trattamento della bulimia, valutando i fallimenti di alcune metodologie sia psicologiche che farmacologiche e verificando in letteratura le tecniche che sono risultate efficaci e coerenti con il nuovo modello di funzionamento sistemico proposto, è riuscita a realizzare protocolli clinici di tipo puramente psicologico per la cura in tempi breve della maggior parte dei sintomi bulimici. Anche per la bulimia nervosa così come per la maggior parte dei disturbi trattati presso i nostri centri clinici, si utilizza lo schema del loop disfunzionale (Baranello, 2006) ed i concetti di sofferenza primaria e secondaria (Baranello, 2006).&lt;br /&gt;La complessità dei vecchi interventi per il disturbo dell'alimentazione noto come bulimia nervosa viene ridotto, attraverso specifiche tecniche cliniche, ad un intervento per l'evitamento fobico della sofferenza. Il nuovissimo metodo che abbiamo definito "ABC del trattamento" elaborato dal centro studi e ricerche in psicologia emotocognitiva sta producendo sorprendenti risultati per la terapia breve della bulimia attraverso lo strumento sanitario del colloquio psicologico senza uso di farmaci.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #00005e; font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;&lt;b&gt;Terapia Psicologica della Bulimia Nervosa in Psicologia Emotocognitiva&lt;/b&gt;Come sappiamo la bulimia nervosa è caratterizzata dalla classica abbuffata, generalmente incontrollata, e da ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie tra le quali il più noto è il vomito autoindotto ma esistono anche altre condotte frequenti come l'uso di lassativi e diuretici, digiuno, esercizio fisico eccessivo, ecc. (DSM-IV, 1994).&lt;br /&gt;Secondo il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, la condotta compensatoria è tesa a prevenire l'aumento di peso. Questo è vero da un punto di vista fenomenologico.&lt;br /&gt;Quello che in realtà il paziente cerca di prevenire, è, in psicologia emotocognitiva, la sofferenza che segue l'abbuffata. Tale sofferenza, definita primaria rispetto all'abbuffata, varia da soggetto a soggetto e può prendere la forma di senso di colpa, disagio, ansia, angoscia, fastidio, paura, ecc. Il tentativo di risoluzione della sofferenza causa però uno stato di disagio che definiamo sofferenza secondaria. La sofferenza secondaria è il vero e proprio problema da risolvere.&lt;br /&gt;Una discriminante importante per valutare se il paziente tende ad evitare la sofferenza associata alla condotta incontrollata dell'abbuffata è la valutazione del pattern bulimico sull'asse piacere-dolore.&lt;br /&gt;Un pattern bulimico sul versante del piacere fa emergere, quasi invariabilmente, tratti di personalità dello spettro impulsivo, in particolare il disturbo borderline di personalità, mentre un pattern bulimico sul versante del dolore, evidenzia un'organizzazione di personalità del gruppo ansioso (dipendente, evitante, ossessivo-compulsivo).&lt;br /&gt;In entrambi i casi la terapia dei sintomi bulimici risulta breve. Nella maggior parte dei casi l'efficacia terapeutica si evidenzia entro le dieci sedute e risulta ben visibile.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #00005e; font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;Uno spostamento sull'asse del dolore per cui il paziente dichiara la sofferenza associata alla condotta di abbuffate e alla conseguente condotta compensatoria, come ad esempio il vomito autoindotto, ci permette di trattare il sintomo bulimico con tecniche per l'evitamento fobico della sofferenza secondo lo schema ABC del trattamento proposto dalla psicologia emotocognitiva.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #00005e; font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;L'abbuffata provoca la sofferenza che, al fine di essere evitata, crea un tentativo da parte del paziente di ridurre l'abbuffata cercando di controllare alcune variabili come ad esempio evitare di riempire frigorifero o dispense oppure cercando distrazioni, ecc. oppure ridurre successivamente la sofferenza utilizzando metodi compensatori.&lt;br /&gt;Al fine di evitare la sofferenza la persona cercherà di sforzarsi di evitare l'abbuffata che, però, risulterà alla fine inevitabile e, di conseguenza, sarà quindi quasi sempre inevitabile anche l'uso delle condotte compensatorie e/o di eliminazione. L'uso di quella che viene comunemente definita "forza di volontà" è destinato a fallire. Il paziente percepisce quindi una sensazione di incapacità e di impotenza ovvero, utilizzando la terminologia proposta dalla psicologia emotocognitiva, una carenza del proprio senso di volizione. La frase più comune che un paziente pronuncia è il classico "è più forte di me". Psicofisiologicamente il vomito e le altre condotte compensatorie vengono utilizzate per risolvere lo stato di disagio causato dalla perdita di tale senso di volizione. Il paziente che non desidera né abbuffarsi, né vomitate si trova di fronte ad un paradosso per cui l'organismo provoca autonomamente il sintomo bulimico mentre lo stesso organismo, razionalmente, cerca di bloccarlo (teoria del conflitto attuale in psicologia emotocognitiva).&lt;br /&gt;La forza di volontà ed i tentativi di controllare la situazione non potranno mai funzionare in quanto, fisiologicamente, il&amp;nbsp;&lt;i&gt;dovere&lt;/i&gt;&amp;nbsp;incrementa stati di tensione che l'organismo tende a risolvere, secondo il concetto di loop disfunzionale e del conflitto attuale, proprio attraverso la manifestazione sintomatologica. Secondo questo schema le sedute con il paziente vengono costruite in modo da definire le variabili che provocano la sofferenza e valutare quali condotte del paziente e del suo campo di esperienza che stanno mantenendo il problema. Lo psicologo eviterà di focalizzare l'attenzione su arbitrarie cause mentre sarà orientato a scardinare ciò che nel qui-e-ora sta provocando, mantenendo e potenzialmente aggravando la sintomatologie. L'orientamento verso tali modalità disfunzionali di risoluzione del disagio permette di scardinare in tempi davvero molti brevi i processi psicofisiologici che sostengono il sintomo ripristinando senso di volizione ed un normale processo di funzionamento.&lt;br /&gt;Lo psicologo porrà domande specifiche circa il funzionamento di determinati comportamenti sia del paziente stesso che del suo ambiente che sono stati attuati nel tentativo di risolvere il disturbo ed i sintomi associati. Un errore molto comune è perseverare in trattamenti e modalità che però non producono risultati visibili. E' facile che un paziente che prende farmaci riscontri in realtà un peggioramento della situazione. Nonostante questo si continua l'assunzione del farmaco, come se la sospensione (sempre e necessariamente graduale) possa peggiorare una situazione che già sta andando verso l'aggravamento.&lt;br /&gt;Lo psicologo dovrà valutare con attenzione tutto quello che non sta producendo risultati operando un netto viraggio nelle modalità di gestione della sintomatologia soprattutto agendo sulle azioni disfunzioali.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #00005e; font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;Lo spostamento del pattern bulimico sull'asse del piacere cambia invece la strategia di intervento psicologico. Si utilizzano le stesse metodologie utilizzate per i pazienti che vivono la bulimia come qualcosa da risolvere però con forme di comunicazione diverse. Quando il paziente percepisce il vomito come piacevole e non sente l'esigenza di interrompere la condotta, lo psicologo dovrà valutare ciò che il paziente percepisce come qualcosa da risolvere e ciò che invece vuole che rimanga inalterato. In questi casi quello su cui si focalizzerà paradossalmente l'attenzione è sulla libertà di avere e produrre la propria condotta bulimica. La strategia utilizzata permette di ripristinare il senso di volizione che il paziente percepisce soltanto durante gli atti impulsivi. Nella maggior parte dei casi, infatti, provare piacere nel pattern bulimico fa emergere tratti di personalità fortemente impulsivi e la condotta bulimica è quasi invariabilmente associata ad altri comportamenti simili (es. spendere eccessivamente, uso di sostanze, promiscuità sessuale, costante rabbia, alterazioni rapide dell'umore, dell'immagine di sé e degli altri, ecc.).&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #00005e; font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;Esistono, quindi, due forme principali di bulimia in relazione alla modalità con la quale la persona percepisce il pattern bulimico. Le diverse modalità modificheranno nella forma il trattamento psicologico che, comunque, si avvale quasi sempre di tecniche di prescrizione sintomatologica. La prescrizione va eseguita in modo da rimanere coerenti con la modalità di percezione del paziente rispetto alla sintomatologia.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #00005e; font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;Quello che in sintesi si richiede al paziente che desidera risolvere un sintomo bulimico non è la sua forza di volontà ma soltanto motivazione. La differenza tra forza di volontà e motivazione può essere così schematizzata. La prima si evidenzia nel tentativo della persona di cercare di controllare la situazione, con un enorme sforzo che, come sappiamo, non produce risultati, mentre la motivazione al trattamento è il considerare che esista qualcosa che non si riesce a risolvere con tutti i tentativi finora messi in atto per farlo ma si desidera poter tornare liberi di vivere la propria vita. La motivazione spinge la persona a chiedere l'intervento di uno psicologo esperto mentre la non motivazione spinge la persona a sforzi disperati.&lt;br /&gt;Lo psicologo deve tenere in considerazione tale variabile. Capita sovente infatti che molti pazienti, soprattutto adolescenti, siano costretti dai propri genitori a rivolgersi ad uno psicologo e, quindi, non presentino motivazione al trattamento. Sono necessarie pertanto specifiche strategie di comunicazione che, però, non dovranno mai essere orientate al convincimento cognitivo del paziente a risolvere qualcosa che non vuole risolvere.&lt;br /&gt;E' infatti inutile in questi casi informare che l'intervento psicologico può essere davvero risolutivo e che è il metodo d'elezione per la risoluzione dei sintomi bulimici. E' altresì inutile spiegare che il colloquio psicologico è in grado di scardinare in tempi brevissimi i processi che sostengono il disturbo.&lt;br /&gt;Va anche ricordato che molti pazienti vengono da altri tentativi terapeutici falliti con metodi sia psicologici che farmacologici. Molti pazienti che si rivolgono presso i nostri centri clinici hanno già intrapreso anni di terapia, spesso di tipo analitico, ma senza risultati apprezzabili.&lt;br /&gt;In genere accenniamo al paziente che la scienza non è statica e che si aggiorna costantemente e che oggi i nuovi metodi psicologici sono orientati alla risoluzione dei processi di mantenimento del problema anziché ricercare arbitrarie cause inconsce ma senza focalizzare troppo l'attenzione su questo. E' invece consigliato utilizzare tecniche e strategie in grado di dimostrare concretamente al paziente l'efficacia dell'intervento in tempi brevi.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #00005e; font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;Una rapida modificazione del processi disfunzionali che sostengono la sintomatologia permette di verificare la possibilità dell'organismo di ripristinare il suo normale funzionamento ed offre la chiara visione al paziente delle proprie capacità e risorse.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #00005e; font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;Lo psicologo terrà in considerazione che l'andamento della terapia psicologica è costituito da alti e bassi ma sempre con una tendenza generale al miglioramento rispetto all'inizio delle sedute. Il trattamento è efficace già nelle prime sedute ed in grado di produrre alcuni cambiamenti concreti. Si ricorda che gli psicologi ad orientamento di psicologia emotocognitiva non vanno ad oltranza nel trattamento quando il paziente non ottiene beneficio dalla terapia psicologica. Quindi un eventuale peggioramento della situazione nelle prime sedute (generalmente quattro-cinque) prevede da parte dello psicologo l'interruzione del trattamento od una più approfondita indagine del caso.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #00005e; font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;Il trattamento si compone di diverse posizioni:&lt;br /&gt;1) diagnosi e valutazione del funzionamento globale&lt;br /&gt;2) valutazione delle modalità di evitamento della sofferenza&lt;br /&gt;3) valutazione sull'asse piacere-dolore del pattern bulimico&lt;br /&gt;4) informazione sui processi di mantenimento del problema&lt;br /&gt;5) comunicazione dei tempi massimi di intervento&lt;br /&gt;6) trattamento sintomo-specifico&lt;br /&gt;7) conclusione del trattamento e definizione dei follow-up&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #00005e; font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;Le tecniche base utilizzate sono:&lt;br /&gt;1) uso dello schema ABC del trattamento&lt;br /&gt;2) schema andamento del trattamento&lt;br /&gt;3) processi tecnici di sintonizzazione&lt;br /&gt;5) gestione delle aspettative&lt;br /&gt;6) prescrizioni di azione&lt;br /&gt;7) problem-solving&lt;br /&gt;8) tecniche di mantenimento dei risultati&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #00005e; font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;Oggi lo psicologo dispone di metodologie che stanno dimostrando un'altissima efficacia nel trattamento della bulimia nervosa. L'apprendimento di tale tecniche si configura quindi come una necessità per tutti coloro che si occupano di disturbi del comportamento alimentare.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #00005e; font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #00005e; font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;&lt;a href="http://www.srmpsicologia.com/scuola" style="color: #00005e;" target="_top"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right" style="color: #00005e; font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;&lt;a href="http://www.srmpsicologia.com/scuola" style="color: #00005e;" target="_top"&gt;&lt;span style="color: navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: navy;"&gt;&lt;a class="link2" href="http://www.srmpsicologia.com/baranello/" style="color: #00005e; font-size: 10pt; text-decoration: none;" target="_top"&gt;&lt;img border="0" height="9" src="http://www.psyreview.org/grafica/freccia1.gif" width="7" /&gt;Dott. Marco Baranello&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right" style="color: #00005e; font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right" style="color: #00005e; font-family: verdana, arial, helvetica; font-size: 13px;"&gt;&lt;b&gt;Baranello, M.&lt;/b&gt;&amp;nbsp;(2007)&lt;br /&gt;Terapia breve della bulimia nervosa in psicologia emotocognitiva&lt;i&gt;&lt;br /&gt;SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org).&lt;/i&gt;Roma, 22 aprile 2007.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1276286072893072358-7093796691308136339?l=sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/feeds/7093796691308136339/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/06/terapia-breve-della-bulimia-nervosa-in.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/7093796691308136339'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/7093796691308136339'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/06/terapia-breve-della-bulimia-nervosa-in.html' title='Terapia Breve della Bulimia Nervosa in Psicologia Emotocognitiva'/><author><name>Lilith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S1cMnEdDtTI/AAAAAAAAAAY/umgPsDv4Wig/S220/sfondi-fantasy-donna2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1276286072893072358.post-4934168727766883169</id><published>2010-05-25T10:51:00.000-07:00</published><updated>2010-05-26T06:38:54.968-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cosa sono i DCA'/><title type='text'>DCA: classificazione e partner</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S_xfM3QHI7I/AAAAAAAAACQ/BdNdc_6QluI/s1600/IMG_1204_cr.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S_xfM3QHI7I/AAAAAAAAACQ/BdNdc_6QluI/s320/IMG_1204_cr.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 13.5pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;I DCA (ivi compresi quelli presenti fin dall’infanzia) compaiono spesso accompagnati da partner comportamentali di varia tipologia.&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 13.5pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 13.5pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Raramente inoltre il disturbo alimentare si manifesta a sé stante, in forma “pura”; i casi più frequenti infatti sono dei “multitipo”che vedono agire insieme più disturbi compresi tra:&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span mso-bidi-font-family:arial;color:black;mso-fareast-language:it'="" new="" roman";="" roman'","serif";mso-fareast-font-family:"times="" style="font-family: &amp;quot;; font-size: 13.5pt;" times=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;ul style="margin-top: 0cm;" type="disc"&gt;&lt;li class="MsoNormal" style="color: black; line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 13.5pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Anoressia Nervosa&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li class="MsoNormal" style="color: black; line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 13.5pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Bulimia Nervosa&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span mso-fareast-font-family:"times="" mso-fareast-language:it'="" new="" roman";mso-bidi-font-family:arial;="" roman'","serif";="" style="font-family: &amp;quot;; font-size: 13.5pt;" times=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/li&gt;&lt;li class="MsoNormal" style="color: black; line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 13.5pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Disturbi alimentari non      altrimenti specificati&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span mso-bidi-font-family:arial;mso-fareast-language:it'="" new="" roman";="" roman'","serif";mso-fareast-font-family:"times="" style="font-family: &amp;quot;; font-size: 13.5pt;" times=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/li&gt;&lt;li class="MsoNormal" style="color: black; line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 13.5pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Binge Eating Disorder (BED)      &amp;nbsp;(Disturbo da Alimentazione Incontrollata)&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span mso-fareast-font-family:"times="" mso-fareast-language:it'="" new="" roman";mso-bidi-font-family:arial;="" roman'","serif";="" style="font-family: &amp;quot;; font-size: 13.5pt;" times=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/li&gt;&lt;li class="MsoNormal" style="color: black; line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 13.5pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Iperfagia&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span mso-fareast-font-family:"times="" mso-fareast-language:it'="" new="" roman";mso-bidi-font-family:arial;="" roman'","serif";="" style="font-family: &amp;quot;; font-size: 13.5pt;" times=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/li&gt;&lt;li class="MsoNormal" style="color: black; line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 13.5pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Alimentazione selettiva      (comportamento di una persona che si nutre solo di alcuni alimenti.      Compare intorno ai 5/6 anni di età)&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span mso-bidi-font-family:arial;mso-fareast-language:it'="" new="" roman";="" roman'","serif";mso-fareast-font-family:"times="" style="font-family: &amp;quot;; font-size: 13.5pt;" times=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/li&gt;&lt;li class="MsoNormal" style="color: black; line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 13.5pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Alimentazione restrittiva      (persone che si mostrano poco interessate al cibo, l’attenzione è      incentrata sulla quantità di cibo ingerito. Non danno alcuna importanza a      peso e forma corporea e non hanno alcun problema di autostima, quanto      invece in area relazionale).&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span mso-bidi-font-family:arial;mso-fareast-language:it'="" new="" roman";="" roman'","serif";mso-fareast-font-family:"times="" style="font-family: &amp;quot;; font-size: 13.5pt;" times=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/li&gt;&lt;li class="MsoNormal" style="color: black; line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 13.5pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Fobia del cibo (timore di      assumere determinati cibi per paura di soffocare – in genere quelli solidi      o farinosi)&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span mso-fareast-font-family:"times="" mso-fareast-language:it'="" new="" roman";mso-bidi-font-family:arial;="" roman'","serif";="" style="font-family: &amp;quot;; font-size: 13.5pt;" times=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/li&gt;&lt;li class="MsoNormal" style="color: black; line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 13.5pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Evitamento emotivo del cibo      (compare tra i 15 e i 16 anni e produce disturbi riguardo alla sfera      emotiva)&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span mso-fareast-font-family:"times="" mso-fareast-language:it'="" new="" roman";mso-bidi-font-family:arial;="" roman'","serif";="" style="font-family: &amp;quot;; font-size: 13.5pt;" times=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/li&gt;&lt;li class="MsoNormal" style="color: black; line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 13.5pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Iperalimentazione compulsiva      (persone che mangiano da sempre, equamente distribuite tra maschi e      femmine, e oltre all’elemento di iperfagia appare anche l’utilizzo del      cibo come consolazione e/o compensazione)&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span new="" roman";mso-bidi-font-family:arial;mso-fareast-language:it'="" roman'","serif";mso-fareast-font-family:="" style="font-family: &amp;quot;; font-size: 13.5pt;" times=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/li&gt;&lt;li class="MsoNormal" style="color: black; line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 13.5pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Sindrome dell’abbuffata      notturna Night Eating Syndrome – NES (che è in relazione con lo stress)&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span mso-fareast-font-family:"times="" mso-fareast-language:it'="" new="" roman";mso-bidi-font-family:arial;="" roman'","serif";="" style="font-family: &amp;quot;; font-size: 13.5pt;" times=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 36.0pt; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;ul style="margin-top: 0cm;" type="disc"&gt;&lt;li class="MsoNormal" style="color: black; line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 13.5pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;e molti altri purtroppo…&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span mso-fareast-font-family:"times="" mso-fareast-language:it'="" new="" roman";mso-bidi-font-family:arial;="" roman'","serif";="" style="font-family: &amp;quot;; font-size: 13.5pt;" times=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 13.5pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S_xb9MQ1CWI/AAAAAAAAACI/qt3WUV6lOk0/s1600/IMG_1204_cr.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-text-decorations-in-effect: none; color: black; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 18px;"&gt;Autore: Gruppo Lilith&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1276286072893072358-4934168727766883169?l=sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/feeds/4934168727766883169/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/05/dca-classificazione-e-partner.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/4934168727766883169'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/4934168727766883169'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/05/dca-classificazione-e-partner.html' title='DCA: classificazione e partner'/><author><name>Lilith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S1cMnEdDtTI/AAAAAAAAAAY/umgPsDv4Wig/S220/sfondi-fantasy-donna2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S_xfM3QHI7I/AAAAAAAAACQ/BdNdc_6QluI/s72-c/IMG_1204_cr.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1276286072893072358.post-3450687462297743445</id><published>2010-05-25T10:33:00.000-07:00</published><updated>2010-05-25T10:40:15.493-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cosa sono i DCA'/><title type='text'>I disturbi del comportamento alimentare</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif; font-size: x-large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 20px; line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #eeeeee; font-family: 'Trebuchet MS', Verdana, Arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 18px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif; font-size: x-large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif; font-size: x-large;"&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Fonti ufficialmente riconosciute (medici impegnati in ASPIC e AIDAP – del Luca – della Grave)&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;u&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;già nel 1999 segnalavano che il 10% di ragazze a partire dai tredici anni&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&amp;nbsp;presentano problemi gravi relativi all’alimentazione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoListParagraphCxSpFirst" style="text-align: justify; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;·&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font: normal normal normal 7pt/normal 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Secondo altri autori invece, quasi il&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;trenta&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;per cento presentava patologie alimentari “sotto la soglia”, a rischio imminente di mortalità.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoListParagraphCxSpLast" style="text-align: justify; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;·&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font: normal normal normal 7pt/normal 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Un’informazione altrettanto preoccupante riguarda la quantità di persone, anche molto giovani, che si trovano in una&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;condizione di grave sovrappeso&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&amp;nbsp;o di obesità.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Le informazioni che abbiamo dovrebbero dunque indurci a riflettere sui&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;fattori che incidono&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;sull’acquisizione delle norme di&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;comportamento alimentare&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&amp;nbsp;orientate al benessere e alla salute, anche in considerazione del fatto che patologie alimentari di varia natura colpiscono sempre di più anche&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;u&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;bambini e infanti&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoListParagraph" style="text-align: justify; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;·&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font: normal normal normal 7pt/normal 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Non si tratta dunque&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;solo di una patologia dell’adolescenza&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;, ma di una problematica che abbraccia un vastissimo numero di persone.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Le categorie “tipiche&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;” infatti, ragazze piuttosto che ragazzi; gli ambienti (moda, spettacolo e danza); il livello economico finanziario (persone generalmente benestanti) ecc.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;vanno sempre più sfumandosi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&amp;nbsp;e omologandosi, e non costituiscono più condizione necessaria affinché il disturbo alimentare sussista.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Quello che si verifica invece è piuttosto controverso:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoListParagraph" style="margin-left: 35.7pt; text-align: justify; text-indent: -17.85pt;"&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;·&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font: normal normal normal 7pt/normal 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Da una parte possiamo trovare segnali e&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;u&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;messaggi allarmistici da parte dei&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;media&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&amp;nbsp;relativi soprattutto all’&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;obesità&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoListParagraph" style="margin-left: 35.7pt; text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;come pure, le famose “&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;u&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;comunicazioni sociali&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;” relative&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;all’anoressia e la bulimia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;, che lanciano però&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;u&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;messaggi poco mirati e piuttosto generalizzanti&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoListParagraph" style="margin-left: 35.7pt; text-align: justify; text-indent: -17.85pt;"&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;·&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font: normal normal normal 7pt/normal 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Oppure possiamo imbatterci in&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;una parte della medicina&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;u&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&amp;nbsp;che ha sviluppato un atteggiamento da “&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;caccia alle streghe&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;” nei confronti dei&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;danni connessi all’obesità,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoListParagraph" style="margin-left: 35.7pt; text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;senza considerare le patologie iatrogene, sia fisiche che psicologiche, derivanti da&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;interventi dietetici poco realistici e non centrati sull’individuo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;e dagli esiti effimeri e non realmente prevedibili.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoListParagraph" style="margin-left: 35.7pt; text-align: justify; text-indent: -17.85pt;"&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;·&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font: normal normal normal 7pt/normal 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Dall’altra abbiamo una cultura occidentale sempre più centrata sulla&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;corrispondenza tra valore umano e canoni estetici&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;, fortemente orientati alla magrezza:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoListParagraph" style="margin-left: 35.7pt; text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;“&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;se sei magra&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;” per le femmine e “se hai un bel corpo, muscoloso, in forma” per i maschi, “ puoi&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;avere successo in tutti i campi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;, lavoro amore ecc. essere felice” e tanto altro ancora che la tua condizione invece non ti permette di avere.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoListParagraph" style="margin-left: 35.7pt; text-align: justify; text-indent: -17.85pt;"&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;·&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font: normal normal normal 7pt/normal 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Il messaggio a volte diretto a volte più subdolo e pericoloso del “&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;vali quanto pesi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;” o “non si è mai abbastanza ricchi e abbastanza magri”, è la vera epidemia insidiosa che minaccia il benessere mentale e investe quasi ogni fascia d’età.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Negli ultimi tempi c’è una tendenza ad uniformare ed omologare le persone, tralasciando in toto l’importanza del mantenere un’identità.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Sembra che sia aumentata la libertà d’espressione&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&amp;nbsp;anche grazie a&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;internet&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;, però poi&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;viene castrato&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&amp;nbsp;ogni diritto ad esserci con una&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;propria identità,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&amp;nbsp;più realistica e più autentica dello&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;stampo in cui la società tende a farci passare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Il&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;DCA&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&amp;nbsp;spesso&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;u&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;riflette&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&amp;nbsp;una&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;mancanza di identità reale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;, una&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;carenza di autoefficacia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;, e un’&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;impotenza appresa&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&amp;nbsp;che può avere origini tanto familiari quanto sociali.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoListParagraph" style="text-align: justify; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;·&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font: normal normal normal 7pt/normal 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Tutto ciò può essere più o meno insabbiato all’esterno da&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;comportamenti stereotipati&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&amp;nbsp;e da&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;strategie di evitamento&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;In questo quadro strategie di fronteggiamento efficaci vengono meno.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Viene meno la percezione del diritto&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&amp;nbsp;(non dovere) all’individualità, mentre si instaura la necessità e di&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;u&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;corrispondere ad un vago e distorcente ideale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&amp;nbsp;che ci rimanda l’esterno e che volenti o nolente viene fatto nostro.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="line-height: 23px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Autore: Gruppo Lilith&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="line-height: 14px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Ogni riproduzione è vietata senza il consenso dell'autore.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1276286072893072358-3450687462297743445?l=sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/feeds/3450687462297743445/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/05/i-disturbi-del-comportamento-alimentare.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/3450687462297743445'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/3450687462297743445'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/05/i-disturbi-del-comportamento-alimentare.html' title='I disturbi del comportamento alimentare'/><author><name>Lilith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S1cMnEdDtTI/AAAAAAAAAAY/umgPsDv4Wig/S220/sfondi-fantasy-donna2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1276286072893072358.post-7738763488769385677</id><published>2010-03-15T04:06:00.000-07:00</published><updated>2010-03-15T06:00:21.993-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='La gestione del disturbo alimentare'/><title type='text'>Gli invisibili negli invisibili</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S54W1VyB3TI/AAAAAAAAABo/sQtaOyRDaKM/s1600-h/solitudine+(1).jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="163" src="http://3.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S54W1VyB3TI/AAAAAAAAABo/sQtaOyRDaKM/s200/solitudine+(1).jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Chi sono? Come vivono? Che aspettative di vita hanno? Perché è necessario rendersi conto che esistono?&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Spesso i malati di DCA sono avvolti da una coltre di pregiudizi esterni tanto radicati da soffocare qualunque verità relativa al loro disturbo.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&amp;nbsp;Di quali pregiudizi stiamo parlando? Ma di quelli che tutti sperimentano ogni giorno senza nemmeno rendersene conto.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Dopo anni di campagne di sensibilizzazione e di informazione relative all'anoressia infatti, la persona gravemente sottopeso ancora suscita il bisogno immediato di attribuire quel suo stato ad un qualcosa inerente al campo della moda o a fissazioni adolescenziali (qualcuno che tenta spiegazioni più "profonde" vede, in un lampo di illuminazione, anche il bisogno di stare al centro dell'attenzione e di richiamare la considerazione della famiglia).&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Per la bulimica le sorti non sono migliori: se gravemente sovrappeso, si vedrà rifilare ogni giorno consigli su presunte diete da seguire e sull'attività fisica (da sconsigliare invece nella maniera più assoluta per le ragazze che esperiscono il comportamento sintomatico del &amp;nbsp;vomito autoindotto, a causa di possibili e letali scompensi cardiaci) oltre naturalmente agli sguardi disgustati e alla solita frase relativa al fatto che l'aspetto non è tutto.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Stranamente accade anche un altro fenomeno: a fronte di una persona con un disturbo dell'alimentazione, chiunque sembra avere la verità in tasca e chiunque (veramente chiunque eh) si sente altresì &amp;nbsp;in diritto di consigliare cosa fare e cosa non fare, spesso con una modalità che non è mai solo un suggerimento ma che cela in sé anche pesanti giudizi di merito. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Esistono inoltre, un'altra infinità di malati di dca in quanto, come scrive una cara compagna di forum:&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-border-horizontal-spacing: 1px; -webkit-border-vertical-spacing: 1px; font-family: Verdana, Tahoma, Arial, sans-serif; font-size: 12px; line-height: 19px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-border-horizontal-spacing: 1px; -webkit-border-vertical-spacing: 1px; font-family: Verdana, Tahoma, Arial, sans-serif; font-size: 12px; line-height: 19px;"&gt;&amp;nbsp;"I problemi col cibo non si misurano a soglie di peso...&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-border-horizontal-spacing: 1px; -webkit-border-vertical-spacing: 1px; font-family: Verdana, Tahoma, Arial, sans-serif; font-size: 12px; line-height: 19px;"&gt;Ci sono ragazze che passano anni d'inferno oscillando di 4-5 chili su e giù, il problema non ce l'ha solo quando arrivi a 35 o 90 chili".&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-border-horizontal-spacing: 1px; -webkit-border-vertical-spacing: 1px; font-family: Verdana, Tahoma, Arial, sans-serif; font-size: 12px; line-height: 19px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;E più passa il tempo più il rischio di cronicizzare un dca sale vertiginosamente.&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Purtroppo queste malate normopeso, che non sono né carne né pesce e che non possono essere inscatolate in nessuna definizione, né sociale né medica, sono persone che mantengono una vita apparentemente normale ma dentro sono dilaniate dal più pesante dei fardelli: vivono di compromessi continui senza mai produrre un desiderio che non sia relativo al peso, vivere un piacere per il solo gusto di goderne. Si muovono arrancando e trascinandosi perché quella gli appare l'unica via possibile; ecco queste malate (il cui tasso di mortalità è alto, analogamente ad altri dca) rimango per sempre nell'ombra, perché non corrispondenti a nessuno standard, in quanto apparentemente non completamente malate e non completamente sane.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Sono le malate di dca invisibili negli invisibili destinate a vivere nel limbo, fin quando la coltre di ignoranza che le circonda si farà un po' pò da parte per lasciare uno spazio in cui finalmente esprimere quell'identità negata da tutta la vita.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;IL GRUPPO LILITH SOSTIENE L'OPERA DI INFORMAZIONE RELATIVA AI DCA NAS (Disturbi del comportamento alimentare non altrimenti specificati).&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial; font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial; font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1276286072893072358-7738763488769385677?l=sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/feeds/7738763488769385677/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/03/gli-invisibili-negli-invisibili-nei-dca.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/7738763488769385677'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/7738763488769385677'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/03/gli-invisibili-negli-invisibili-nei-dca.html' title='Gli invisibili negli invisibili'/><author><name>Lilith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S1cMnEdDtTI/AAAAAAAAAAY/umgPsDv4Wig/S220/sfondi-fantasy-donna2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S54W1VyB3TI/AAAAAAAAABo/sQtaOyRDaKM/s72-c/solitudine+(1).jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1276286072893072358.post-7440642079308239105</id><published>2010-03-01T02:40:00.000-08:00</published><updated>2010-03-01T02:49:25.893-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dinamiche e Relazioni'/><title type='text'>Principali forme di comunicazione disfunzionale e loro effetti a lungo termine</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;Spesso nelle storie di soggetti affetti da dca, si rileva una presenza massiccia di comunicazione familiare (famiglia d'origine/partner) altamente disfunzionale, tale da porsi come uno dei fattori di mantenimento del sintomo più preponderanti.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S4ubVdTAEjI/AAAAAAAAABg/TnzEHADlY4A/s1600-h/auditi_comunicazione.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="92" src="http://3.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S4ubVdTAEjI/AAAAAAAAABg/TnzEHADlY4A/s320/auditi_comunicazione.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Vediamoli insieme:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;COMUNICAZIONE DISFUNZIONALE &amp;nbsp;- EFFETTI A LUNGO TERMIN&lt;/b&gt;E&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Colpevolizzante&lt;/b&gt; - Senso di colpa, Rabbia verso sé stessi con conseguente rifiuto, inadeguatezza e senso di inefficacia.&amp;nbsp;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Inferiorizzante&lt;/b&gt; - Disistima, Sfiducia in sé stessi, Frustrazione, Sentimento di impotenza&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Invischiata&lt;/b&gt; - Mancanza di differenziazione io - altri. Compromessi i processi di identificazione, rispecchiamento, differenziazione.&amp;nbsp;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Evitare i conflitt&lt;/b&gt;i - Evitamento emozionale, paura delle emozioni e incapacità a gestire stati d'animo intensi e di qualunque natura.&amp;nbsp;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Iperprotettività&lt;/b&gt; - Dipendenza e relazioni con partner futuri altamente distorte e distorcenti.&amp;nbsp;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Imprevedibile&lt;/b&gt; - Disorientamento, Disorganizzazione (Gruppo D per gli stili di adattamento)&amp;nbsp;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1276286072893072358-7440642079308239105?l=sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/feeds/7440642079308239105/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/03/principali-forme-di-comunicazione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/7440642079308239105'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/7440642079308239105'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/03/principali-forme-di-comunicazione.html' title='Principali forme di comunicazione disfunzionale e loro effetti a lungo termine'/><author><name>Lilith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S1cMnEdDtTI/AAAAAAAAAAY/umgPsDv4Wig/S220/sfondi-fantasy-donna2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S4ubVdTAEjI/AAAAAAAAABg/TnzEHADlY4A/s72-c/auditi_comunicazione.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1276286072893072358.post-7493975895352335780</id><published>2010-02-10T04:06:00.000-08:00</published><updated>2010-02-10T11:00:44.080-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='La gestione del disturbo alimentare'/><title type='text'>Esami consigliati per pazienti con sospetto dca</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: right;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S3KhIPCBlVI/AAAAAAAAABY/56lJRDCpZN8/s1600-h/davinci.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="199" src="http://2.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S3KhIPCBlVI/AAAAAAAAABY/56lJRDCpZN8/s200/davinci.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;EMOCROMO CON FORMULA&amp;nbsp;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;VES&lt;/li&gt;&lt;li&gt;PROTEINE TOTALI CON ELETTROFORESI&lt;/li&gt;&lt;li&gt;GLICEMIA&lt;/li&gt;&lt;li&gt;AZOTEMIA&lt;/li&gt;&lt;li&gt;CREATININEMIA&lt;/li&gt;&lt;li&gt;AST, ALT&lt;/li&gt;&lt;li&gt;BILIRUBINEMIA TOTALE E CONIUGATA&lt;/li&gt;&lt;li&gt;ELETTROLITI PLASMATICI&lt;/li&gt;&lt;li&gt;ESAME URINE COMPLETO&lt;/li&gt;&lt;li&gt;ELETTROCARDIOGRAMMA &amp;nbsp;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1276286072893072358-7493975895352335780?l=sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/feeds/7493975895352335780/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/02/esami-consigliati-per-pazienti-con.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/7493975895352335780'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/7493975895352335780'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/02/esami-consigliati-per-pazienti-con.html' title='Esami consigliati per pazienti con sospetto dca'/><author><name>Lilith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S1cMnEdDtTI/AAAAAAAAAAY/umgPsDv4Wig/S220/sfondi-fantasy-donna2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S3KhIPCBlVI/AAAAAAAAABY/56lJRDCpZN8/s72-c/davinci.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1276286072893072358.post-2890041306937056395</id><published>2010-02-10T03:56:00.000-08:00</published><updated>2010-02-10T03:57:47.919-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='La gestione del disturbo alimentare'/><title type='text'>Alcuni errori in ambito terapeutico nella cura dei dca - istruzioni per l'uso</title><content type='html'>GLI ERRORI PIU' COMUNI NELLA FASE DI RESTITUZIONE FINALE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;i&gt;Lasciarsi coinvolgere emotivamente dal paziente e/o dai suoi familiari dimenticando il proprio ruolo professionale&lt;/i&gt;. In questa sede, non si tratta di saper strutturare o meno l'empatia necessaria per un efficace rapporto terapeuta/paziente; bensì di una proiezione del terapeuta dei propri vissuti, affettivi i propri pregiudizi e resistenze, le proprie paure e incapacità sulla relazione terapeutica, spingendo ad una visione acritica e soggettiva della situazione. &amp;nbsp;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;i&gt;Tentare di gestire in via privata ed esclusiva un paziente critico&lt;/i&gt;. Non tutti i terapeuti, hanno una preparazione specifica, tale da consentirgli di gestire e riconoscere un paziente a rischio dca o con un dca in corso. &amp;nbsp;Il buon terapeuta che riconosce i propri eventuali limiti formativi, non solo fa ciò che deontologicamente parlando è più corretto, ma spesso fa la differenza tra la possibilità di cronicizzare il dca e la salute e nei casi più gravi, tra la vita e la morte.&amp;nbsp;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;i&gt;Prescrivere una dieta ad un paziente con DCA.&lt;/i&gt; Purtroppo, il gruppo Lilith sa che è l'errore più frequente. Errore che spesso si trasforma in fattore precipitante per il paziente e ed in elemento che compromette irrimediabilmente l'esito della terapia e la possibilità di guarigione del paziente stesso.&amp;nbsp;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;i&gt;Prescrivere psicofarmaci senza supporto specialistico&lt;/i&gt;. Nostro malgrado è quasi consuetudine, sia tra i medici di famiglia, sia tra alcuni terapeuti.&amp;nbsp;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;i&gt;Reagire alla frustrazione derivante dal rapporto con pazienti con DCA arrabbiandosi, o, viceversa, assumendo un atteggiamento eccessivamente distaccato o prescrittivo&lt;/i&gt;.&amp;nbsp;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;i&gt;Ricattare il paziente denutrito costringendolo a mangiare esponendolo così a rischio di sviluppare una sindrome da rialimentazione&lt;/i&gt;. Statisticamente parlando la possibilità di sviluppare un comportamento bulimico per una anoressica è altissima, questa percentuale sale vertiginosamente se il paziente è costretto a mangiare con la forza.&amp;nbsp;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1276286072893072358-2890041306937056395?l=sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/feeds/2890041306937056395/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/02/alcuni-errori-in-ambito-terapeutico.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/2890041306937056395'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/2890041306937056395'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/02/alcuni-errori-in-ambito-terapeutico.html' title='Alcuni errori in ambito terapeutico nella cura dei dca - istruzioni per l&apos;uso'/><author><name>Lilith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S1cMnEdDtTI/AAAAAAAAAAY/umgPsDv4Wig/S220/sfondi-fantasy-donna2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1276286072893072358.post-5215348852914408422</id><published>2010-02-07T05:20:00.000-08:00</published><updated>2010-02-08T08:53:13.508-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Concetti chiave per il lavoro di gruppo'/><title type='text'>I gruppi di mutuo aiuto e l'utilizzo dei farmaci nella gestione del dca</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S26-1qVWJ8I/AAAAAAAAABQ/iZzAacIZvBw/s1600-h/White-Lily.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://1.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S26-1qVWJ8I/AAAAAAAAABQ/iZzAacIZvBw/s200/White-Lily.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; font-size: 13px;"&gt;Dal punto di vista psicoterapeutico, merita un particolare plauso l’approccio recentemente utilizzato per i vari tipi di disturbi psicogeni dell’alimentazione: la partecipazione a uno dei numerosi gruppi di “auto-mutuo-aiuto”. Come già visto per l’anoressia, quest’ultima terapia consiste nella condivisione con gli altri dei propri stati emotivi e del proprio vissuto, grazie anche all’intervento di un soggetto terzo che svolge la delicata funzione di “moderatore” o, meglio, di “facilitatore”, considerata la tipica difficoltà dei bulimici di aprirsi al mondo esterno. I gruppi di “auto-mutuo-aiuto” si stanno diffondendo in molte città italiane e perfino la rete di internet sta implementando siti appositi, dotati di community e simili strumenti che permettono un dialogo che, proprio perché “virtuale”, talvolta è accettato dal paziente con minore disagio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; font-size: 13px;"&gt;&amp;nbsp;In merito all’utilizzo di farmaci, solo una parte della medicina reputa utile somministrarne, soprattutto per periodi troppo prolungati; in ogni caso, spetterà allo specialista tenere conto di tutte le condizioni del caso concreto e, solitamente, saranno privilegiati gli altri tipi di terapia. Gli antidepressivi, in particolare i c.d. SSRI (inibitori selettivi del ricaptazione della serotonina) sono i farmaci che, comunque, vengono maggiormente impiegati per la cura della bulimia. L’uso di siffatte specialità sortisce spesso effetti positivi, sia per l’azione a livello psicologico che per la tendenziale riduzione della frequenza di abbuffate e condotte compensatorie. Quanto alla prognosi, molto dipende dalle cause che l’hanno scatenata, dalla tempestività con cui la patologia è stata diagnosticata e, soprattutto, dalla reale volontà di guarire. La bulimia, comunque, può essere sconfitta, anche in maniera del tutto definitiva. Così come abbiamo visto per l’anoressia, infatti, specie se la malattia inizia a essere curata precocemente e la paziente collabora con coraggio e stimoli (sia da parte di chi le sta vicino, che, soprattutto, dal proprio interno, magari anche grazie al sostegno dei cari), si può completamente uscire dal tunnel, senza riammalarsi mai più. In altri casi, invece, a fasi di miglioramento, si susseguono fasi di riacutizzarsi del disturbo, mentre, nelle situazioni più gravi, in cui la paziente rifiuta di reagire, il decorso è inesorabile e il peggioramento ha un andamento continuo, in alcuni casi fino alla morte per denutrizione o per suicidio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; font-size: 13px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; font-size: 13px;"&gt;FONTE&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px;"&gt;www.lasaluteinpillole.it&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1276286072893072358-5215348852914408422?l=sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/feeds/5215348852914408422/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/02/cosa-dicono-dei-di-mutuo-aiuto.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/5215348852914408422'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/5215348852914408422'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/02/cosa-dicono-dei-di-mutuo-aiuto.html' title='I gruppi di mutuo aiuto e l&apos;utilizzo dei farmaci nella gestione del dca'/><author><name>Lilith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S1cMnEdDtTI/AAAAAAAAAAY/umgPsDv4Wig/S220/sfondi-fantasy-donna2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S26-1qVWJ8I/AAAAAAAAABQ/iZzAacIZvBw/s72-c/White-Lily.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1276286072893072358.post-757530376938532029</id><published>2010-01-24T12:32:00.000-08:00</published><updated>2010-01-25T04:37:09.225-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Concetti chiave per il lavoro di gruppo'/><title type='text'>Lilith e la via dell'empatia.</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S1yv5YkYtuI/AAAAAAAAABI/271uw7XITbQ/s1600-h/empatia_1200535x33.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S1yv5YkYtuI/AAAAAAAAABI/271uw7XITbQ/s200/empatia_1200535x33.jpg" width="188" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Il tipo di causa che sposiamo nel nostro stile di comunicazione &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La parola empatia deriva da greco&lt;i&gt; empateia&lt;/i&gt; composta da en - "dentro" e pathos "sofferenza" o "sentimento"; era usata per indicare il rapporto emotivo che legava l'atuore-cantautore al suo pubblico. &lt;br /&gt;Il termine è stato poi adottato dal filosofo tedesco Robert Vischer e, solo più tardi, tradotto in inglese "empathy". &lt;br /&gt;Il concetto di empatia ha quindi subito, nel tempo, varie fase: una fase estetica, una fase filosofica ed infine una fase psicoanalitica. &lt;br /&gt;Se l'empatia è parte fondante di ogni relazione umana, all'interno del setting psicoanalitico l'empatia è stata pensata come strumento di esplorazione, di conoscenza e soprattutto di cura della mente umana in condizioni di sofferenza. &lt;br /&gt;Nelle scienze umane, l'empatia designa un atteggiamento verso gli altri caratterizzato da uno sforzo di comprensione, escludendo ogni attitudine affettiva personale (simpatia, antipatia) ogni giudizio morale.&lt;br /&gt;L'empatia è la capacità di focalizzarsi sul mondo interiore del proprio interlocutore, di percepire cosa realmente stia provando in una determinata situazione al di là di quello che esprime verbalmente. &lt;br /&gt;In una parola, la capacità di condividerne gli stati d'animo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Essere empatici significa, infatti, saper cogliere i segnali non verbali, rilevatori di uno stato d'animo, senza lasciarsi influenzare dai propri schemi mentali.&lt;br /&gt;L' empatia presuppone fondamentalmente la leale rispondenza tra i sentimenti manifestati e quelli provati; presuppone la capacità di immedesimarsi nell'altro per comprendere il suo punto di vista, di accettarlo incondizionatamente astenendosi da valutazioni, approvazioni o disapprovazioni, e sospendendo ogni giudizio morale su emozioni e sentimenti riferiti dall'interlocutore. &lt;br /&gt;Partendo da tali elementi, potrebbe sembrar facile avere un comportamento empatico come modo naturale per stabilire un contatto con gli altri e realizzare un senso di reciproca partecipazione. &lt;br /&gt;Tuttavia, non è affatto facile definire esaustivamente un fenomeno tanto complesso. &lt;br /&gt;Il comportamento empatico ocomprende fenomeni molto diversi tra loro come virgola ad esempio, la facilità con la quale ciascuno di noi percepisce cosa ha in mente l'altro, oppure la capacità di stabilire e mantener eun contatto leale e diretto. L'empatia in questo contesto fa da sfondo ad ogni relazione umana, nel senso che non si può sviluppare un rapporto valido se non esiste questa intesa di fondo. L'empatia si qualifica in qualsiasi ambito come un'abilità solciale di grande importanza e rappresenta uno degli strumenti basilari di una comunicazione interpresonale veramente efficace e gratificante. &lt;br /&gt;L'empatia si manifesta con l'ascolto attivo ovvero la capacità di uscire dai propri schemi mentali e dai propri interessi personali per concentrasi su quelli dell'altro. &lt;br /&gt;Questo ci introduce alla mentacomunicazione cioé quella parte veramente significativa del messaggio non verbale, una sorta di lettura tra le righe che conduce ad una conoscenza più vera e profonda delle persone e della loro realtà interiore. &lt;br /&gt;Nelle relazioni interpersonali diventa così la principale chiave di accesso ai sentimenti, agli stati d'animo, alle motivazioni e più in generale al mondo dell'altro. Grazie ad essa si può non solo afferrare il senso di ciò che afferma l'interlocutre, ma coglierne anche il significato più profondo sintonizzandosi sulla sua stessa "lunghezza d'onda" psico-emotiva. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte: ASDI - Roma&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1276286072893072358-757530376938532029?l=sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/feeds/757530376938532029/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/01/lilith-e-la-via-dellempatia.html#comment-form' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/757530376938532029'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/757530376938532029'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/01/lilith-e-la-via-dellempatia.html' title='Lilith e la via dell&apos;empatia.'/><author><name>Lilith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S1cMnEdDtTI/AAAAAAAAAAY/umgPsDv4Wig/S220/sfondi-fantasy-donna2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S1yv5YkYtuI/AAAAAAAAABI/271uw7XITbQ/s72-c/empatia_1200535x33.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1276286072893072358.post-7415704746030001930</id><published>2010-01-20T05:20:00.000-08:00</published><updated>2010-01-20T05:56:32.788-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Perché il nome Lilith per il nostro gruppo'/><title type='text'>Perché il nome Lilith</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S1cJl9iSYjI/AAAAAAAAAAM/8A5GoTtrdgM/s1600-h/lilith8.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S1cJl9iSYjI/AAAAAAAAAAM/8A5GoTtrdgM/s320/lilith8.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5428818423596606002" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Chi è Lilith? &lt;br /&gt;Lilith è l'essere femminile primigenio, la prima donna, creata con un cuore libero. &lt;br /&gt;Per questa ragione è incapace di essere sottomessa per costrizione e il suo spirito non può essere assoggettato, legato con vincoli che ne tradiscono la natura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lilith è rappresentata con zampe d'uccello e ali leggere così da dominare entrambi gli elementi, terra e aria; ha occhi che vedono nelle ombre, al di là delle apparenze; occhi capaci di cogliere la luce nell’oscurità. In alcune versioni,invece, è raffigurata con il corpo superiore da donna e inferiore da serpente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ella rappresenta l’ immagine della Notte e del ritmo lunare e, come la Luna destinata all' eclisse, è capace di nascondersi negandosi allo sguardo; il suo ritmo, scandito dalle fasi, muore per rinascere ogni volta. &lt;br /&gt;In essa ritroviamo al contempo Vita e la Morte, la luce e l'ombra, il visibile e l'invisibile in una dinamica scandita da un Ritmo di vita presente in ogni essere.&lt;br /&gt;Lilith è la protettrice del Desiderio che richiama all'esistenza, protegge gli esseri da tutte le violenze, da tutte le invavasioni e custodisce l'integrità del cuore perchè rimanga inviolato. Tutela la libertà e le peculiarità di ognuno, esaltandone i singoli talenti. &lt;br /&gt;Poiché i disturbi del comportamento alimentare sono patologie dell'animo prima che del corpo, che viene “scelto” solo in seconda battuta come campo di battaglia; &lt;br /&gt;Poiché sono disturbi che ingaggiano una lotta senza fine e ai limiti del possibile, dove viene messa in atto una difesa paradossale percepita come unica possibilità di salvezza, di rifugio, a fronte di un rischio più terrificante della morte stessa,cioè la perdita di Sé.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poiché è una guerra rituale dove è però perduto il ritmo e al suo posto instaurata una cadenza, che attraverso i sintomi esprime un dolore che non può essere detto. &lt;br /&gt;Un dolore che ci parla della ricerca di un identità perduta, frammentata, e ce lo dice in un linguagio in da decodificare spesso incomprensibile,che fa il deserto attorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poiché la vicinanza dell'altro è allo stesso tempo desiderata e temuta e il mondo percepito come pericoloso: un invasore da cui non si ha scampo, rispetto al quale non si riesce a porre un limite e a delinearne i confini rispetto al Sé. &lt;br /&gt;Poiché ogni desiderio diviene rifiuto, e ogni rifiuto “desiderio”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per tutto questo scegliamo il nome di Lilith&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Affinché il nostro gruppo sia un luogo dove stare al riparo, trovare rifugio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1276286072893072358-7415704746030001930?l=sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/feeds/7415704746030001930/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/01/perche-il-nome-lilith.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/7415704746030001930'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/7415704746030001930'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/01/perche-il-nome-lilith.html' title='Perché il nome Lilith'/><author><name>Lilith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S1cMnEdDtTI/AAAAAAAAAAY/umgPsDv4Wig/S220/sfondi-fantasy-donna2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S1cJl9iSYjI/AAAAAAAAAAM/8A5GoTtrdgM/s72-c/lilith8.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1276286072893072358.post-1845947944220297533</id><published>2010-01-18T05:41:00.001-08:00</published><updated>2010-01-18T10:33:09.188-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cos&apos;è Lilith'/><title type='text'>Le norme che segue Lilith</title><content type='html'>Una delle regole principali che il gruppo d'auto-aiuto si dà è quella della &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;sospensione del giudizio&lt;/span&gt;, del pregiudizio e del modello mentale univoco, a favore della molteplicità dei punti di vista possibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tale sospensione crea le condizioni per l'accettazione dell'altro e, di riflesso, per l'accettazione di se stessi.&lt;br /&gt;Il rispecchiamento nell'altro consente di acquisire un'immagine di sé più vicina alla realtà, e di passare da un ideale di sé autosabotante ad un percepirsi che consente il miglioramento e la crescita personale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'impostazione di massimo ascolto, agli altri e a se stessi, permette proprio questo: l'individuazione, il riconoscimento, l'accettazione della propria identità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vige naturalmente la regola del &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;rispetto dell'anonimato&lt;/span&gt;, e del divieto assoluto di diffondere i contenuti e le informazioni che emergono durante gli incontri del gruppo. I gruppi di mutuo aiuto, inoltre, seguono gli stessi obblighi e regole derivanti dal &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;segreto professionale&lt;/span&gt; che devono mantenere terapeuti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altra regola che di norma ci si dà, è quella di una frequentazione tendenzialmente assidua al gruppo, da preferirsi alla saltuaria: questo per garantire un percorso omogeneo e il necessario rispetto per gli altri partecipanti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In generale poi si preferisce non insistere con ulteriori norme e regole superflue ed inutili: favoriamo il reciproco aiuto, e questo delinea spontaneamente il comportamento più congruo da seguire.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1276286072893072358-1845947944220297533?l=sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/feeds/1845947944220297533/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/01/le-norme-che-segue-lilith.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/1845947944220297533'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/1845947944220297533'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/01/le-norme-che-segue-lilith.html' title='Le norme che segue Lilith'/><author><name>Lilith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S1cMnEdDtTI/AAAAAAAAAAY/umgPsDv4Wig/S220/sfondi-fantasy-donna2.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1276286072893072358.post-2593302635445983037</id><published>2010-01-18T04:55:00.000-08:00</published><updated>2010-01-18T10:05:56.071-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cos&apos;è Lilith'/><title type='text'>Come interagiamo all'interno di Lilith e su cosa ci basiamo</title><content type='html'>Il gruppo Lilith ha inizialmente come collante un problema comune specialmente relativo ai Disturbi dell'Alimentazione, ma anche a tutti i disturbi ad esso correlati (disturbi di personalità, fobici ecc.) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La possibilità di superamento del sintomo, che spesso fa da motore di ingresso nel gruppo, acquisisce poi, proprio grazie al gruppo, nuovi significati; infatti durante il percorso collettivo, si porrà gradualmente e spontaneamente l'accento sull'accoglienza reciproca e sul sentire le emozioni dell'altro e sul riconoscimento dei propri personali talenti e possibilità.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un primo momento, l'essere ascoltati, ascoltati davvero, o viceversa essere rispettati nel proprio silenzio è la risposta, l'unica risposta, che si cerca; ed è ciò su cui si fonda la base sicura, che consente di passare ad una dimensione comprensiva anche dell'ascolto attivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Successivamente si auspica ad un ascolto reciproco più attivo: l'altro è specchio di sé e in esso si ritrovano parti significative del proprio essere, della propria modalità di essere. All'altro si concede l'ascolto, nella misura in cui lo si richiede per sé: orizzontale, reciproco, non giudicante, privo di pregiudizi. E sano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A differenza di un setting di terapia individuale o di terapia di gruppo, la democraticità del contesto di auto-aiuto ed il mettersi in gioco apertamente da parte di tutti i membri, consente a ciascuno di ascoltare in modo attivo e di poter rispondere, secondo modalità che via via si diversificano da quelle tipiche della propria vita fuori dal gruppo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo tipo di relazione d'ascolto i sentimenti di autoefficacia, consapevolezza e capacità di problem solving; il fronteggiare alcune delle situazioni che prima erano mutilanti del proprio essere diviene spontaneamente una possibilità che va a consolidarsi sempre più e con modalità diversificate da soggetto a soggetto, durante il proprio personale percorso evolutivo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1276286072893072358-2593302635445983037?l=sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/feeds/2593302635445983037/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/01/come-interagiamo-allinterno-di-lilith-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/2593302635445983037'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/2593302635445983037'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/01/come-interagiamo-allinterno-di-lilith-e.html' title='Come interagiamo all&apos;interno di Lilith e su cosa ci basiamo'/><author><name>Lilith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S1cMnEdDtTI/AAAAAAAAAAY/umgPsDv4Wig/S220/sfondi-fantasy-donna2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1276286072893072358.post-2482909380603348914</id><published>2010-01-18T04:24:00.000-08:00</published><updated>2010-01-18T06:23:42.225-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cos&apos;è Lilith'/><title type='text'>La metodologia dell'auto mutuo aiuto Lilith</title><content type='html'>Le persone viventi una situazione di disagio che perdura da diverso tempo, spesso si trovano gradualmente in una condizione di isolamento e alienazione parziale da sé stessi e dagli altri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attraverso lo scambio e la riscoperta del proprio cammino, ci si offre la possibilità di una dimensione propria, in cui poterci essere in un modo che prescinde dalle conseguenze del nostro disturbo. &lt;br /&gt;Nel gruppo Lilith infatti, i partecipanti si tutelano reciprocamente e promuovono tutto ciò che può essere significativo per l'emergere delle proprie e altrui  potenzialità positive; i membri si sostengono nei momenti di difficoltà e si relazionano all'insegna del rispetto e dell'empatia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una delle caratteristiche fondamentali del gruppo è l'orizzontalità della relazione che consente ad ogni persona di esserci in maniera attiva. E questo a prescindere dalla propria partecipazione "verbale". &lt;br /&gt;Ogni persona, infatti da soggetto bisognoso d'aiuto diviene aiuto lui stesso; da soggetto passivo, diviene soggetto attivo, partecipando alla crescita e alla riscoperta di sé stesso e degli altri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'assenza, specificatamente volta di una figura terapeutica all'interno del gruppo, permette a ciascun membro di non poter delegare all'esperto la responsabilità del proprio percorso e, dunque, la responsabilità complessiva di sé.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si offre invece, al singolo membro un tipo di relazione specificatamente empatica e orizzontale, in cui esperire momenti di tutela e di lavoro in sinergia con gli altri componenti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A seconda del tipo di gruppo che va configurandosi, Lilith contempla inoltre la possibilità di nominare un membro del gruppo (dal gruppo) che possa fungere da Helper, una sorta di facilitatore che favorisce, attraverso l'esperienza gruppale il personale percorso di crescita. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lilith, in ogni caso (ossia che si nomini all'interno del gruppo l'helper o meno) si basa su una conduzione circolare ripartita tra tutti i membri, in modo da non "subire" in nessun caso l'influenza di una figura "esterna", che andrebbe a collidere con il presupposto del gruppo stesso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1276286072893072358-2482909380603348914?l=sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/feeds/2482909380603348914/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/01/la-metodologia-dellauto-mutuo-aiuto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/2482909380603348914'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1276286072893072358/posts/default/2482909380603348914'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sulle-tracce-di-lilith.blogspot.com/2010/01/la-metodologia-dellauto-mutuo-aiuto.html' title='La metodologia dell&apos;auto mutuo aiuto Lilith'/><author><name>Lilith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_tSExFZETm0U/S1cMnEdDtTI/AAAAAAAAAAY/umgPsDv4Wig/S220/sfondi-fantasy-donna2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
